Scontro sull'Ospedale Koelliker, sarà escluso dalla rete pubblica?

L'ospedale dei Missionari della Consolata non ha firmato il Piano di tagli ai posti letti richiesti dalla Regione Piemonte. L'Assessorato risponde annunciando la revoca dell'accreditamento

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Scontro sull'Ospedale Koelliker, sarà escluso dalla rete pubblica?

«Entro il mese di novembre sarà revocato l’accreditamento pubblico dell’ospedale Koelliker presso il Sistema Sanitario Regionale». L’annuncia sulla Voce del Popolo il direttore generale dell’Assessorato alla Sanità Fulvio Mairano, dopo la rottura delle trattative con la casa di cura dei Missionari della Consolata, intenzionata a non firmare il piano di tagli al bilancio e di riordino della rete sanitaria piemontese. I toni del braccio di ferro si sono fatti duri. Il Koelliker ha fatto ricorso al Tar perché contesta «la mancanza di chiarezza sui criteri dei tagli - spiega il direttore sanitario Roberto Gabbini –  Non abbiamo firmato il piano di riordino, non possiamo reggere la riduzione dei posti letto a spese della Regione da 95 a 19». L’Assessorato parla di una sforbiciata più contenuta (solo 4 letti in meno) e va per la sua strada: ha incassato il via libera di quasi tutte le altre strutture sanitarie accreditate nell’area torinese (ad accezione di Gradenigo e San Luca), pare intenzionato a non tornare sui propri passi.

Nella rete degli ospedali accreditati dalla rete pubblica piemontese, il Koelliker è uno dei più noti, moderni e apprezzati. Se venisse escluso dalla lista dei soggetti accreditati si ritirerebbe nel recinto delle cliniche a pagamento, con grosso danno per il servizio collettivo. È difficile prevedere l’esito del braccio di ferro, anche per una certa confusione sui numeri: il Koelliker parla di 76 letti tagliati dalla Regione nei reparti di urologia, neurologia, ginecologia, oculistica e otorinolaringoiatria; l’Assessorato dichiara di aver annunciato una riduzione del budget economico limitatamente a 4 letti. Si confrontano diversi sistemi di calcolo e di classificazione dei servizi, questione da avvocati. «I tagli sono pesanti - insiste il dottor Gabbini – non possiamo permetterci di sottoscriverli. Ci toglieranno l’accreditamento? Vedremo se possono farlo, secondo il Tar non ne hanno diritto».

Com’è noto, la Regione sta combattendo per la Sanità piemontese una battaglia impegnativa: ridurre l’enorme passivo (innanzi tutto la voragine degli ospedali pubblici) senza abbassare la qualità del servizio offerto alla popolazione. Anche ai soggetti privati accreditati l’Amministrazione Chiamparino sta chiedendo che accettino una riduzione del budget di almeno il 5%. Il direttore dell’Assessorato sostiene che «il Koelliker è stato colpito nella misura minima possibile, appunto del 5%». La Direzione del Koelliker non è d’accordo: il taglio delle risorse è considerato insostenibile da una struttura abituata a gestire già virtuosamente i propri bilanci, a evitare gli sprechi per far quadrare i conti.

Sulla vicenda si esprimerà presto o tardi il Tribunale Amministrativo del Lazio, cui si è rivolto il Koelliker per chiamare in causa anche il Governo. In attesa del pronunciamento della sentenza, è stata respinta dai magistrati la richiesta cautelativa di sospendere il Piano di riordino regionale; il giudizio vero è proprio non c’è ancora.

Esistono altri due ricorsi al Tar del Piemonte da parte di strutture sanitarie accreditate nell’area torinese. La società Humanitas, nuovo gestore dell’ospedale Gradenigo, ha aderito a un’azione collettiva per il pieno riconoscimento dello status di strutture «pubbliche»  ai presìdi sanitar. Gli istituti federati nell’Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) sono titolari di un ricorso contro la riduzione dei servizi accrediti dalla Regione, particolarmente nel settore oculistico e di otorinolaringoiatria. «La Regione sta tagliando i servizi con l’accetta – ritiene il presidente Aris Josè Parrella – Sta cancellando il pluralismo dell’offerta. Attenzione: riducendo i servizi convenzionati si mortifica la libera scelta della popolazione, e la si spinge a rivolgersi in altre regioni d’Italia».

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