Il futuro della memoria collettiva del secolo breve

Un convegno ha presentato la nuova piattaforma "9centRO" che mette in rete gli archivi degli enti e delle fondazioni che studiano il XX secolo

Parole chiave: memoria (14), storia (31), politica (133), torino (731), polo (38), novecento (4)
Il futuro della memoria collettiva del secolo breve

Che l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, come ha ricordato in questi giorni Papa Francesco a Davos, debbano essere a servizio dell’uomo e della sua integrità lo hanno compreso bene i diciannove enti che, dal 2016, hanno preso dimora al Polo del ‘900, presso i quartieri militari del complesso juvarriano in corso Valdocco. Diciannove enti che rappresentano un punto di riferimento nella ricerca storica, sociale, economica e culturale del Novecento e che, accettando la sfida del cosiddetto co-working, hanno condiviso e fatto migrare in un’unica piattaforma 85 mila documenti e migliaia di fotografie, manifesti ed audiovisivi, creando di fatto un archivio digitale del patrimonio culturale accessibile, fruibile, esperienziale – non a caso la banca dati è costruita sull’infrastruttura software «Collectiveaccess», open-source, cioè accessibile a tutti.

 

Nella mattinata di mercoledì 24 gennaio viene ufficialmente presentata la piattaforma: si chiama 9centRo, ed è una sezione del portale web del Polo nel quale fare ricerche e lasciarsi ‘navigare’ da un nodo all’altro di un enorme ipertesto. La navigazione può muoversi dall’archivio dell’istituto conservatore a un protagonista come Piero Gobetti, scoprendo la raccolta fotografica all’interno del quale è inserito il documento o filtrare la collezione per decennio storico.

 

«L’esemplare esperimento di 9centRo è un modello organizzativo e operativo per l’intero panorama nazionale», sottolinea Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, ente finanziatore insieme alla Regione Piemonte e alla Città di Torino. Un modello che si può definire «archivistica partecipativa», in grado di superare il timore dell’innovazione e della condivisione, che deve passare dalla didattica, attraverso la trasmissione della conoscenza alle nuove generazioni – ogni giorno decine di studenti varcano la soglia del Polo accompagnati dai loro insegnanti –, attraverso la formazione dei formatori all’utilizzo delle piattaforme digitali.

 

Perché si affermi un tale paradigma però, «è necessario far confluire in un unico centro operativo realtà diversificate, affiancarle a creativi, artisti, studiosi di politica e giornalisti», ha spiegato Alessandro Bollo, direttore del Polo. D’altronde, il Polo del ‘900 è un luogo con tante anime diverse e una visione condivisa: mettere al centro la storia e il pensiero critico come materia e chiave di senso da cui partire per ragionare e confrontarsi su cittadinanza, democrazia, diritti e partecipazione.

 

Non poteva mancare perciò, in questa occasione, il suggestivo intervento della regista Laura Curino, per riportare, anzi «ri-connettere» la memoria collettiva alla dimensione individuale, quella in cui si sente la cittadinanza e la paura – ma anche il coraggio – per l’innovazione tecnologica: nella figura dell’archivista e bibliotecario si articola «ciò che ognuno di noi cerca ma di cui non conosce ancora la natura».

 

 

 

 

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