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Non chiamatele Baby gang! La risposta degli Oratori

Violenza minorile - Grandi titoli sui giornali, troppe semplificazioni. Parlano i preti di oratorio: "emergenza educativa prima che di polizia". Da Falchera al Parco Dora a San Salvario è imponente l'impegno degli oratori contro il disagio e l'abbandono scolastico che interessano sempre più "neet" adolescenti

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Non chiamatele Baby gang! La risposta degli Oratori

«Don, sai dov’è finito Marco? Non lo abbiamo più visto. Ne sai qualcosa?». «Marco è a scuola ragazzi», risponde don Adelino, «si è iscritto al centro di formazione professionale del Rebaudengo e al pomeriggio si ferma lì per studiare. E voi invece? Avete fatto dei colloqui di lavoro? Bisogna tirarsi su le maniche ragazzi!». 

Siamo a Falchera nelle panchine di piazza Astengo nel cuore del quartiere all’estrema periferia nord di Torino sorto negli anni Cinquanta per le famiglie operaie impiegate alla Fiat. Don Adelino Montanelli, parroco di San Pio X e Gesù Salvatore, come ogni giorno, si ferma a chiacchierare con i ragazzi e i giovani «parcheggiati» in piazza ad aspettare. Non ci sono le famiglie alle spalle, a scuola non vanno e, a parte qualche lavoretto in nero, stazionano per le strade di Falchera. Facile, dunque, cadere nella violenza o in circuiti illegali.

«Non si tratta di baby gang!», dice don Montanelli, «ma di ragazzi che vivono nel disagio in una zona dove il tasso di povertà è molto elevato». Ed ecco che l’oratorio ha scelto di investire di loro, e non lasciarli soli.

«È fondamentale», afferma il parroco, «stare in mezzo a questi gruppi spontanei che si formano in piazza o dentro l’oratorio, parlare con loro, conoscerli uno ad uno per nome, rispettando il cammino di ciascuno, senza pregiudizi di sorta». È da lì che è possibile impostare un percorso che pian piano li porta a prendere in mano la propria vita.

In un anno sono trenta i «neet» adolescenti di Falchera che, grazie al sostegno dell’oratorio, si sono iscritti all’Istituto salesiano Rebaudengo. «All’oratorio fra le diverse attività proposte cerchiamo di costruire una comunità educante», continua il parroco, «di lanciare messaggi e stimoli per innescare nei ragazzi la voglia di costruirsi un futuro diverso dallo ‘stare in piazza’», dove i giorni trascorrono davanti a sé scanditi dal ritmo del 4 che passa, da una sigaretta all’altra, dallo sballo la sera.

«È fondamentale», dice don Montanelli, «impostare un’alleanza educativa con le famiglie, la scuola le istituzioni come unica squadra in campo». «Una volta che i ragazzi si iscrivono a scuola continuiamo a seguirli uno ad uno», commenta don Montanelli, «attraverso colloqui settimanali con gli insegnanti e la famiglia in modo che il percorso di studio e professionale sia fruttuoso».

La parrocchia ha, inoltre, avviato a inizio gennaio il Progetto della Cei «Policoro», promosso dalla Pastorale del Lavoro della diocesi: sette ragazzi del quartiere, che né studiano né lavorano, vengono accompagnati in un percorso che punta a ridare motivazione attraverso l’educazione a scelte formative e professionali. Sono previsti incontri di informazione sul mondo del lavoro tenuti da educatori coetanei della parrocchia e poi un tirocinio di sei mesi presso un’azienda.

«Per portare avanti progetti di educazione e prevenzione», evidenzia il sacerdote, «occorrono risorse, il sostegno pubblico viene sempre meno», anche in base ai tagli operati lo scorso anno alle amministrazioni delle Circoscrizioni che hanno dunque ridimensionato o tagliato del tutto i contributi che erogavano per progetti sociali. «Il quartiere è sempre più lasciato a se stesso», dice don Montanelli, «anche le proposte aggregative e di animazione del territorio si sono quasi del tutto azzerate, resta, appunto l’oratorio».

Spostandosi nell’area nord-ovest di Torino ecco di nuovo la scommessa degli oratori sulle grandi periferie in trasformazione. Accade nella parrocchia Stimmate di San Francesco in via Livorno, angolo corso Umbria, di fronte al centro commerciale Ipercoop, dove negli ultimi dieci anni si sono insediati 10 mila nuovi abitanti, una zona che si deve misurare con tutti i nodi del declino post-industriale. «L’oratorio», osserva il parroco don Tonino Borio, «ad oggi è l’unico centro di aggregazione della zona, capace di intercettare e attirare i giovani che vagano per le strade e nel vicino centro commerciale del Parco Dora». 

Sono da poco terminati i lavori del nuovo salone polivalente realizzato al posto del vecchio teatro, dove trovano posto sale giochi, aule per riunioni a disposizione dei ragazzi, degli animatori parrocchiali e le famiglie del quartiere. Cresce la società sportiva «Stimmate Calcio» con le nuove proposte della pallavolo e del calcio femminile. «Attira ragazzi e ragazze», dice don Borio, «che non possono permettersi di iscriversi in società agonistiche».

Quelli di Falchera e delle Stimmate sono solo due dei numerosi esempi dell’impegno imponente degli oratori nelle periferie torinesi segnate dall’emergenza sociale.

I centri giovanili nella nostra diocesi sono 250, un centinaio a Torino, impegnati a tutto campo, ogni giorno, a prevenire il disagio giovanile attraverso numerosi progetti di  prevenzione alla dispersione scolastica, contrasto all’insorgere di dipendenze, bullismo, devianza. Dall’accompagnamento ai minori più fragili, all’inclusione dei disabili, a progetti di inserimento professionale, alle attività sportive che diventano occasioni privilegiate di integrazione per ragazzi e famiglie di diverse nazionalità.

In prima linea gli oratori salesiani e diocesani, oltre alle associazioni cattoliche che propongono un percorso educativo nella crescita dei ragazzi, come gli scout dell’Agesci. Molteplici gli oratori che aprono la sera nei week-end per offrire un luogo educativo sano in cui i ragazzi si possano ritrovare per il divertimento (altro servizio sull’oratorio di Druento su La Voce e il Tempo del 28 gennaio 2018 a pagina 27).

Numerosi i progetti del «cortile in strada» che portano avanti gli oratori Ss. Pietro e Paolo e San Luigi a San Salvario. Attraverso postazioni fisse al Parco del Valentino tutti i pomeriggi, e mobili in piazza Castello, ai Murazzi, nelle vie di San Salvario, gli educatori stanno accanto ai ragazzi che si incontrano sulla strada accompagnandoli a riprendere in mano la propria vita.

C’è poi l’impegno dei Giuseppini del Murialdo per promuovere progetti di avvio al lavoro con l’idea innovativa dei «Lav-oratori» che prevedono una formazione in stile oratoriano che tiene anche presente l’orizzonte lavorativo.

Capillare il lavoro della Pastorale giovanile diocesana, in sinergia con l’associazione oratori «Noi  Torino» (19 mila tesserati e 90 circoli affiliati), e quello della Pastorale universitaria della diocesi nell’accompagnare tutti i giovani negli anni delicati degli studi e delle scelte per il proprio futuro.

«Verso i ragazzi più fragili», sottolinea don Mauro Mergola, salesiano, parroco di Ss. Pietro e Paolo a San Salvario, «è necessario impostare percorsi di accompagnamento differenziati che puntano sul ridare motivazione ai ragazzi sfiduciati, non ci più essere una proposta uguale per tutti. Questo richiede tempo ma è la direzione che come comunità dobbiamo intraprendere. È fondamentale il lavoro in rete fra più soggetti per farsi carico di ciascun ragazzo».

Don Mergola, in particolare, ritiene siano necessari percorsi di formazione professionale più flessibili in modo che nessun ragazzo sia escluso, anche chi non è in grado di seguire i tre anni obbligatori. «L’importante è orientare il ragazzo, indirizzarlo verso il mondo professionale e l’autonomia».  

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