Costruire legami veri tra comunità urbane e montane

Sono necessari nuovi modelli di sviluppo che mettano al centro risorse e comunità, echi dal convegno di Lanzo

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Costruire legami veri tra comunità urbane e montane

Il punto non è dire si o dire no, in questo caso all'eliski o ad altre soluzioni più o meno ambientalmente impattanti. Il fulcro del ragionamento, nel convegno promosso a Lanzo sabato scorso dall'associazione Mountain Wilderness, non è stato solo contrastare la pratica del volo sulle creste dalle quali buttarsi con gli sci a valle, come ha detto per primo in Italia il Comune di Balme, culla dello scialpinismo. 

Il punto è dire quale sia il modello di sviluppo socio-economico della montagna oggi. E così hanno fatto i relatori del convegno di sabato di fronte a oltre 200 persone. Moltissimi appassionati di montagna, soci Cai, pochi Amministratori locali purtroppo. Eppure il convegno è servito a condividere idee e proposte che devono vedere i Comuni protagonisti. Quelle del Cai con il presidente Vincenzo Torti, di Mountain Wilderness guidata da Carlo Alberto Pinelli, dell'antropologo Annibale Salsa, del vicesindaco di Balme Gianni Castagneri, del Consigliere regionale Silvana Accossato. Tutti hanno cercato di mettere al centro il futuro, gli elementi sui quali puntare, anche con quel senso di limite che Balme per primo ha introdotto e che è stato ben approfondito da Salsa, già alla guida del Cai. Ma la novità è stata espressa da Ermete Realacci, deputato presidente della Commissione Ambiente alla Camera, primo firmatario di una proposta di legge su Comuni e montagna. È il primo testo normativo dopo vent'anni che potrebbe andare in porto, se solo il Senato si deciderà a esaminarlo.

Il punto vero per la montagna oggi sono le politiche green, il pagamento dei servizi ecosistemici, la strategia aree interne che vede tra i protagonisti le valli di Lanzo. Nuovi modelli di sviluppo che mettono al centro risorse e comunità, dopo decenni nei quali hanno prevalso logiche nelle quali il centro - i palazzi dei potere romani o torinesi - erogavano a pioggia risorse che non sempre hanno generato sviluppo. Un percorso che la crisi ha del tutto chiuso. Ma oggi le opportunità sono diverse e su vari settori. In primis quello agricolo, viste anche le 1500 domande per l'insediamento di imprese, registrate sul bando regionale sul Piano di sviluppo rurale. E ancora gli investimenti che i 14 consorzi Gal piemontesi potranno veicolare con 60 milioni di euro disponibili in sei anni, anche nel settore turistico. E poi i fondi europei, i programmi transfrontalieri di cooperazione con la Francia, con 80 milioni di euro sui quali è iniziata la concertazione e la scrittura di progettualità.

Obiettivo centrale è sempre uno: costruire un nuovo legame tra città e montagna. E mentre Dislivelli, associazione di ricerca, sta individuando i legami economici e gli scambi esistenti tra aree urbane e aree rurali, le Valli di Lanzo sono tra le poche in Italia a sperimentare già il "pagamento dei servizi ecosistemici", cioè la monetizzazione dei beni ambientali che le terre alte garantiscono alla città. L'acqua certamente, con scopi potabili e idroelettrici, o l'assorbimento di Co2 nei boschi, con il Comune di Lemie tra i pochi in Italia a vendere "quote di assorbimento" di inquinanti nelle foreste comunali.

Pezzi di nuovo sviluppo che il convegno di Lanzo ha evidenziato come possibili e da mettere a sistema. Il passo ora è rendere stabili le politiche, fare "lobby" sui palazzi romani e torinesi dove si decidono risorse e modalità di investimento. Un'azione complessa che non può non coinvolgere associazioni vivaci come Mountain Wilderness e Cai ovviamente. La forza di 350mila soci va utilizzata per mostrare una montagna viva, che non può essere il luogo dei no, solo il luogo ludico e per lo svago del week end, bensì anima di un Paese, di un Piemonte, di una Città metropolitana di Torino che vede le terre alte come luogo dove produrre, generare posti di lavoro e dove creare opportunità economica. 

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