Birdman, oltre le luci dello showbusiness

 la recensione Regia: Alejandro Gonzáles Iñárritu con Michael Keaton, Emma Stone, Naomi Watts. (USA, 2014)

Parole chiave: critica (16), birdman (1), film (67), cinema (39), valperga (15)
Birdman, oltre le luci dello showbusiness

Se c'è qualcuno che vuole sapere che cosa pensano certi attori – non tutti ovviamente –, come si comportano, in quale turbinio di sentimenti vivono, ebbene “Birdman” è il film da vedere e rivedere, delibandolo fin nei minimi particolari. Se invece siete alla ricerca di una commedia serena e divertente, fate un'altra scelta.

Perché “Birdman”, diretto da Alejandro Gonzáles Iñárritu, è una commedia drammatica, problematica, angosciante, il che nulla toglie al fatto che sia un grande film che analizza a fondo la condizione dell'attore in rapporto allo Showbusiness, sostenendo che soprattutto, o solo, in teatro si fa vera arte, alta cultura e, al contempo, che il pubblico dovrebbe stancarsi della caterva di supereroi che affollano gli schermi, piccoli o grandi che siano, combattono battaglie incredibili sempre per salvare il mondo e castigare il supereroe cattivo di turno, in uno sperpero di effetti speciali per dimostrare i superpoteri.

Tutto ciò è l'ossessione di Riggan Thomson (Michael Keaton, ex Batman) che ha rifiutato di essere ancora Birdman per mettere in scena il racconto “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore” di Raymond Carver, impegnando i suoi averi nell'impresa che dovrebbe, secondo lui, riabilitarlo come attore. L'ombra di Birdman lo perseguita, lui la scaccia, ma è costretto ad ascoltarla perché è il personaggio che gli ha dato una fama reale: e tutto questo in un delirio che rivive nel teatro, nelle prove, nei camerini, nei rapporti con gli attori e con la figlia appena uscita dalla disintossicazione. Teatro come vita, allegoria improbabile di sofferenze, amori, illusioni, brutali concretezze, ansia, timori e rabbia di fronte alle reazioni del pubblico, che può con l'intensità degli applausi portare gli attori al settimo cielo e aprire la strada del successo, anche il confronto con il potere dei critici che sono in grado di stroncare lo spettacolo con le motivazioni più diverse, giuste o sbagliate che siano.

In ogni caso Michael Keaton (63 anni) conferma di essere un grande attore in questo film visionario, girato quasi tutto in interni, con un susseguirsi di piani sequenza, con un ritmo stringente sottolineato dalla straordinaria colonna sonora del batterista Antonio Sánchez. Consigliabile a un pubblico preparato.

                                                                       

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