Francesco parità tra uomo e donna, impegno contro la tratta degli esseri umani

Le parole di papa Bergoglio nell'udienza del mercoledì, in preparazione al Sinodo ordinario (4-25 ottobre 2015) «Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nella società»

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 Francesco parità tra uomo e donna, impegno contro la tratta degli esseri umani

Alla vigilia del Primo Maggio Papa Francesco ripropone un problema che decenni e decenni di sindacalismo e di lotta per l’emancipazione femminile e l’uguaglianza uomo-donna non hanno risolto. Nell’udienza generale di mercoledì 29 aprile affronta, da un’angolatura cristiana, le tematiche del matrimonio e della famiglia, in preparazione al Sinodo ordinario (4-25 ottobre 2015) «Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nella società».

Afferma che bisogna «sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro». Poi chiede: «Perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno lo stesso diritto. La disparità è uno scandalo! Nello stesso tempo, occorre riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini». Invita a testimoniare la bellezza del matrimonio, e la indica come una strada per vincere la crisi in cui la famiglia si dibatte.

I figli sono le prime vittime delle separazioni e dei divorzi: è un fatto incontestabile. «Il capolavoro della società è la famiglia: l’uomo e la donna che si amano» afferma con forza ricordando che il primo miracolo di Gesù, quello del vino alle nozze di Cana, salvò la festa di un matrimonio. Purtroppo oggi «i giovani non vogliono sposarsi» e in molti Paesi diminuisce il numero dei figli e aumentano separazioni e divorzi: «Pensiamo che le prime vittime, le vittime più importanti, le vittime che soffrono di più in una separazione sono i figli. Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame “a tempo determinato”, inconsciamente per te sarà così». È la cultura del provvisorio che avanza e che travolge tutto, come da tempo i Papi dicono, da Paolo VI a Giovanni Paolo, da Benedetto XVI a Francesco. C’è anche la paura di fallire. Perché – si chiede – i giovani «spesso preferiscono una convivenza e tante volte “a responsabilità limitata”? Perché molti, anche fra i battezzati, hanno poca fiducia nel matrimonio e nella famiglia? Le difficoltà non sono solo di carattere economico, sebbene queste siano davvero serie».

Molti dicono che una delle cause sta nell’emancipazione della donna, che non vuole limitarsi a fare figli o a essere «l’angelo del focolare». Ma questa - dice Francesco – dell’emancipazione della donna è una tesi maschilista, «anzi è un’ingiuria». In realtà quasi tutti gli uomini e le donne «vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani; ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci. Forse proprio questa paura di fallire è il più grande ostacolo ad accogliere la parola di Cristo, che promette la sua grazia all’unione coniugale e alla famiglia».

Il migliore antidoto è la testimonianza che attrae: «La testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia. Non c’è modo migliore per dire la bellezza del sacramento! Il matrimonio consacrato da Dio custodisce quel legame tra l’uomo e la donna che Dio ha benedetto fin dalla creazione del mondo, ed è fonte di pace e di bene per l’intera vita coniugale e familiare».

Rivendica al Cristianesimo di aver sottolineato l’uguale dignità tra uomo e donna, anche sul lavoro: «Una radicale uguaglianza tra i coniugi deve portare nuovi frutti». E invita l’assemblea in piazza San Pietro: «Ringraziamo Dio per la testimonianza di tanti sposi che in tutto il mondo, fidandosi della grazia del Signore e della forza del proprio amore, rimangono nella sacramentale unione matrimoniale. Sosteniamo i fidanzati con la preghiera, con il consiglio e l’aiuto, affinché abbiano il coraggio di mettersi a rischio e creare un’unione indissolubile e, con la benedizione di Dio, costruire famiglie felici».

Uno specifico problema è la piaga della tratta degli esseri umani, contro la qualela Chiesa– non da adesso e non da sola – ha ingaggiato una vera e propria battaglia. In questa direzione va il documento «Impegno cristiano», redatto dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, dalla Caritas Internationalis e dalla Rete ecumenica «Coatnet». Il documento parte dalle parole di Francesco: «La persona umana non dovrebbe mai essere venduta o acquistata come se lei o lui fosse una merce». Parole che rafforzano la volontà di combattere «una vergognosa piaga, indegna di una società civile».

Secondo stime dell’Onu sono 2 milioni e 400 mila le vittime del turpe commercio, in massima parte non identificate e che non avranno mai giustizia per gli abusi e i danni subiti. Cosa accade a questi «schiavi moderni», privati della dignità, dei diritti fondamentali, costretti con la frode o la coercizione al lavoro forzato, allo sfruttamento sessuale, alla sottomissione per debiti e ad altre forme di servitù? Tutto ciò frutta alle imprese criminali profitti stratosferici: 32 miliardi di dollari l’anno. In compenso i rischi sono bassissimi perché - dicono gli esperti – le condanne dei trafficanti di carne umana sono poche migliaia all’anno.

Cosa fare in concreto? Il documento è rivolto alle Conferenze episcopali, alle Caritas nazionali, alle diocesi e alle parrocchie e suggerisce di sfruttare le buone pratiche già in atto nel mondo. Si tratta di sensibilizzare gruppi a rischio - persone in cerca di lavoro all’estero o migranti irregolari -, gli insegnanti e i professionisti come medici, sacerdoti, infermieri, assistenti sociali, funzionari di governo..

Tra le esperienze positive quella di suor Gabriella Bottani, responsabile della «Rete della Vita consacrata contro la tratta di persone», una missionaria della Consolata, che «si è fatta le ossa» negli anni Novanta» a Torino in collaborazione conla Caritas. Intervistatadalla «Radio Vaticana» dice che la tratta delle persone «coinvolge soprattutto donne e bambini». Alla domanda «Che cosa può farela Chiesaper contrastare la tratta?» risponde: «Si tratta di promuovere la cultura della vita, della libertà, del rispetto, della dignità umana ed è essenziale il lavoro di prevenzione». Porta l’esempio della «grande quantità di migranti che arrivano da noi. Queste persone sono ad altissimo rischio di essere coinvolte nelle reti criminali perché continui uno sfruttamento a scopo di lucro». Porta un altro esempio: «Quando compriamo una maglietta a bassissimo prezzo, dobbiamo chiederci: chi l’ha prodotta? come è possibile un prezzo così basso? Dietro c’è il lavoro schiavo? Tutti possiamo fare qualcosa per battere questa piaga».

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