L'Arcivescovo in vista al centro di via Roccavione. Nella celebrazione del venerdì santo il ricordo delle vittime di Garissa

Venerdì Santo: monsignor Cesare Nosiglia ha incontrato gli abitanti di via Roccavione n. 16 (fotogallery)

, palazzina di proprietà della Diocesi di Torino che da luglio 2014 dove vivono insieme studenti universitari africani, rifugiati e Rom. Poi la celebrazione nella Chiesa di San Lorenzo

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Nella mensa con l'Arcivescovo (Foto Masone)

Nel corso della celebrazione del Venerdì Santo, giorno della Passione, l'omelia del Pastore della Chiesa di Torino.

"In questo venerdì di passione del Signore si rinnova in varie parti del mondo la violenza verso i suoi discepoli inermi e innocenti da parte di fondamentalisti e assassini che in varie parti del mondo perseguitano fino al sangue i cristiani e uccidono persone innocenti. Si uccidono  persone che in quanto cristiani hanno come segno indelebile della loro fede la croce, uno strumento di morte diventato simbolo di vita, di un amore più grande che non si lascia vincere dall'odio e della ingiustizia ma la vince con la mitezza e la pazienza fino a perdonare anche chi è causa di tale violenza omicida.  E' in questo momento storico così tragico, dunque, per tante comunità cristiane, che in tutte le Chiese risuonano oggi, durante la memoria della passione del Signore le parole pronunciate da Cristo nell'Orto del Getzemani di fronte alla difesa armata che i suoi discepoli volevano opporre ai soldati venuti per arrestarlo: "deponete la spada nel fodero perché chi di spada ferisce di spada perisce". A queste segue l'esempio che egli offre sulla croce quando ama anche i suoi carnefici  e chiede per loro il perdono di Dio: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". 

In una parrocchia di Roma, santa Caterina, San Giovanni Paolo II in visita pastorale venne interrogato da una ragazzina del gruppo dei cresimandi: “Perché hai perdonato Alì Agca che voleva ucciderti ?” Il Papa rispose: “Perché così mi ha insegnato Gesù”. Il male si vince solo con il bene. A chi ti vuole togliere la vita, tu dona la vita. A chi ti percuote sulla guancia destra,  porgi anche l’altra. Ama il tuo nemico e sarai discepolo di Cristo, figlio di quel Padre che non ha esitato a sacrificare suo Figlio per mostrare quanto grande amore ha per tutti noi. "Il perdono non è debolezza  e non  tradisce la giustizia, non giustifica il male, ma lo distrugge nelle sue radici più profonde, che stanno nel cuore, dentro di noi. Niente è più grande del perdono dato in perdita a chi  non lo merita, non te lo ha chiesto, forse non gli importa nemmeno di riceverlo. Così è capitato a Gesù sulla croce: chi viene perdonato continua a bestemmiarlo e a deriderlo senza cambiare atteggiamento. Perché fare del bene a chi  non mostra alcun segno di riconoscenza o di pentimento? Perché seminare nel deserto dove non cresce niente e tutto immediatamente secca? Ogni ragionamento umano si confonde di fronte a ciò. Solo lo sguardo su quel Crocifisso ci dà la fede di credere in questo gesto e la forza di imitarlo. 

Sì, in quel deserto di violenza e di odio, che è la passione di Cristo, nasce, un giardino ricco di bellezza e di vita per sempre: è  l'Amore più grande  che perdona! Gesù perdona perché ama; e l’amore alla lunga cambia profondamente ogni situazione di morte, è la via che conduce alla vera pace. Sempre nella storia bimillenaria  del cristianesimo il sangue dei martiri è diventato seme di una nuova e più estesa fioritura di credenti in Cristo. Mai e poi mai la violenza e le persecuzioni anche piu' crudeli e prolungate hanno potuto impedire la rinascita della fede  in modo esorbitante rispetto al passato. Animati da questa speranza  pasquale risuoni in noi la consegna che nasce da questa parola di Gesù: "non lasciarti mai vincere dal male, ma vinci il male con il bene". Così facendo salverai te stesso dal peccato e dalla morte, immetterai nel cuore della storia i germi del Regno di Dio, sarai beato per sempre".

Sul sito della Diocesi di Torino, il calendario delle celebrazioni con l'Arcivescovo

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