Da Cagliari la sfida di un lavoro degno

Si è chiusa la 48^ Settimana sociale dei Cattolici: le conclusioni di mons. Santoro e le proposte al presidente del Consiglio Gentiloni per ridurre la disoccupazione giovanile 

Parole chiave: Settimane sociali (1), lavoro (167), Cagliari (2), disoccupazione (12)
Da Cagliari la sfida di un lavoro degno

«L’aspetto centrale del nostro convenire è stato il senso del lavoro che si identifica con il lavoro degno». Lo ha ricordato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, tracciando le conclusioni della Settimana sociale di Cagliari (26- 29 ottobre 2017) su «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale». Settimana che, ha evidenziato nelle conclusioni, «ha segnato una vera novità di metodo, che è persino più importante delle singole buone pratiche identificate». «Il metodo» ha proseguito mons. Santoro, «è stato vissuto a vari livelli dal cammino preparatorio fatto dal Comitato promotore della Settimana, ai lavori fatti in molte diocesi, al Progetto Policoro e particolarmente dai Cercatori di LavOro che, in questo caso è consistito nel mettersi in cammino per incontrare sui territori i 10, 100, 400 innovatori che hanno creato o favorito la creazione di buon lavoro: imprese, istituzioni formative, amministrazioni. Ne è uscita una fotografia del Paese dove a trainare sono la manifattura di qualità che rilocalizza in Italia e cerca lavoratori qualificati che spesso non trova, il settore socio-assistenziale sempre più importante con i servizi alla persona, l’economia che valorizza il genius loci dei nostri territori, enogastronomia, arte, storia e cultura». Nell’appuntamento di Cagliari, inoltre, «i 100 tavoli hanno lavorato per estrarre da queste buone pratiche suggerimenti per risolvere la piaga della mancanza di lavoro, di un lavoro degno nel nostro paese». Ma «Cagliari è solo una tappa intermedia tra il percorso preparatorio che ha portato alla raccolta delle buone pratiche e il percorso futuro», ha aggiunto «Questa rivoluzione di metodo può diventare un processo permanente in grado di informare, disseminare, innovare e valutare favorendo nascita e riproducibilità sul territorio».

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Lo sguardo sull’Europa - Armonizzare le politiche fiscali; superare i «paradisi fiscali» interni all’Europa, a esempio Montecarlo, Lussemburgo, Liechtenstein; fare investimenti strutturali per sostenere il lavoro; mettere nello statuto della Banca centrale europea il parametro dell’occupazione, accanto all’inflazione. Guardano all’Italia inserita nell’Europa le proposte avanzate dalla 48ª Settimana sociale.  Interessante, in particolare, l’ultima proposta per cui la Bce dovrebbe stampare moneta non solo per sostenere i consumi, portare l’inflazione al 2% e incrementare la produzione: questo sta facendo da vari anni l’istituto di emissione comunitario diretto da Mario Draghi. La proposta è che la Bce abbia come obbligo nello statuto quello di sostenere l’occupazione.

Proposte concrete per rimettere il lavoro al centro - Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane, a nome della Chiesa italiana, presenta altre proposte al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenuto a Cagliari. Non basta affermare che bisogna mettere il lavoro al centro. Per ridurre in misura più consistente la disoccupazione giovanile, occorre: 1) intervenire con gli incentivi all’assunzione e in modo strutturale rafforzando la filiera formativa; 2) canalizzare i risparmi anche verso le piccole imprese purché «rispondano ad alcune caratteristiche di coerenza ambientale e siano imprese sociali»; 3) cambiare radicalmente il sistema degli appalti: nonostante la riforma di settore, tuttora il 60% avviene con il massimo ribasso: la conseguenza è che le imprese vanno gambe all’aria o fanno economie assurde e pericolose sul personale e sui materiali; 4) inserire tra i parametri la responsabilità sociale, ambientale e fiscale; 5) mettere ordine a quella che molti addetti ai lavori definiscono «la giungla delle aliquote Iva» che variano dal 4% al 10 e al 22%: meglio rimodulare le aliquote per le imprese che rispettano i criteri ambientali e sociali, e questo sarebbe «a saldo zero» per la finanza pubblica.

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«Il lavoro precario e in nero uccidono» - Senza lavoro non c'è dignità ma «non tutti i lavori sono lavori degni». Lo afferma Papa Francesco nel videomessaggio alla Settimana. Come sempre, Bergoglio è molto concreto. I lavori che umiliano sono «quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il corpo con la prostituzione, che sfruttano i minori, il lavoro in nero e il caporalato, i lavori che discriminano donne e disabili». Anche il lavoro precario «è una ferita aperta per molti che vivono nel timore di perdere l’occupazione. La precarietà è immorale e uccide la dignità, la salute, la famiglia, la società». Ci sono lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi. Il pensiero del Papa va «ai disoccupati che cercano lavoro e non lo trovano, agli scoraggiati che non hanno più la forza di cercarlo, ai sottoccupati che lavorano solo qualche ora al mese. A loro dico: non perdete la fiducia. La Chiesa opera per un'economia al servizio della persona».

«La crisi economica mondiale è iniziata dalla crisi della finanza» - Poi si è trasformata in crisi dell’economia e dell’occupazione, in crisi ambientale e sociale. Il sistema economico mira al portafoglio degli azionisti e ai consumi - dice Papa Bergoglio - «senza preoccuparsi della dignità del lavoro e della tutela dell'ambiente. Ma cosi è un po' come andare su una bicicletta con la ruota sgonfia: è pericoloso! La dignità e le tutele sono mortificate quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio».

A questa logica «non sfuggono le pubbliche amministrazioni, quando indicono appalti con il criterio del massimo ribasso senza tenere in conto la dignità del lavoro e la responsabilità ambientale e fiscale». Il suggerimento di Bergoglio è diventato, come abbiamo visto, una proposta concreta. Ci sono anche segni di speranza che, come accade con la foresta: cresce senza fare rumore. Molti. «Servono le persone che hanno bisogno e formano comunità in cui la comunione prevale sulla competizione. È bello vedere che l'innovazione sociale nasce anche dall'incontro e dalle relazioni e che non tutti i beni sono delle merci. La comunione deve vincere sulla competizione».

La Chiesa non è un’agenzia di collocamento – Anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, è molto concreto: l’aumento delle disuguaglianze non è una fatalità; l’Italia è un Paese vecchio con uno spaventoso «inverno demografico»; l’emigrazione dei giovani in cerca di lavoro è inaccettabile; la politica adotti provvedimenti attraverso un patto sociale per il lavoro, «un grande piano di sviluppo basati su due elementi di cruciale importanza: la famiglia e la messa in sicurezza del territorio». Spiega: «Il mio sogno è un grande progetto ispirato da quel clima di ricostruzione del Paese che aveva animato i padri costituenti e tutta quella gente semplice che, dopo la seconda guerra mondiale, o dopo i grandi disastri come l’alluvione del Polesine o il terremoto del Friuli, si è rimboccata le maniche e in silenzio ha ricostruito il Paese casa per casa, strada per strada, scuola per scuola». Bassetti con felice espressione definisce la vocazione sociale della Chiesa «coniugare il pane e la grazia, il diritto al lavoro con la libertà religiosa in un mondo plurale».

Si parla anche di pensioni – In materia di pensioni, con la legge Fornero, dal 2019 gli uomini dovrebbero andare in pensione a 67 anni. Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, chiede al governo «di sospendere lo scatto, c’è tutto il tempo di fare una analisi seria della questione. In un momento di forte trasformazione il lavoro deve essere l'elemento unificante del Paese. Viviamo in un Paese dove ogni giorno i messaggi sono messaggi ‘contro’, che spezzano le generazioni tra giovani e anziani tra uomini e donne, tra chi ha il lavoro e chi non ce l'ha». 

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