Luci e ombre di un Nobel

La scomparsa, a 87 anni, di Günter Grass, coscienza scomoda della Germania, premio alla Letteratura nel 1999

Parole chiave: grass (1), tamburo di latta (1), nobel (4), germania (22)
Luci e ombre di un Nobel

Per annunciarne la morte, la popolare «Bild Zeitung» ha pubblicato in prima pagina solo una mano che stringe una pipa fumante. La pipa e i baffi, prima color pece e imponenti, poi un ciuffo brizzolato, di Günter Grass hanno accompagnato mezzo secolo di storia tedesca. Un simbolo per i giovani, una bandiera di libertà, un monito per una morale civile. Poi è giunta la delusione: anche Grass aveva una sua macchia. E i tedeschi non sono riusciti a perdonarlo, ma alla fine lo hanno rimpianto: nonostante gli errori, ci mancherai.

Questo il tono dei commenti, di chi l’aveva idolatrato in passato, e anche di chi lo aveva sempre trovato arrogante e indisponente. Ma Günter Grass, premio Nobel per la Letteratura (1999), scomparso il 13 aprile a 87 anni, mancherà a noi europei, perché nel bene e nel male rappresentava il nostro continente, e la nostra storia, dal suo Baltico al Mediterraneo. E possedeva quel coraggio che spesso, o quasi sempre, manca ai nostri politici.

Günter Grass era la coscienza della Germania. Una coscienza scomoda, come tutte le coscienze. Tanto più insopportabile perché aveva quasi sempre ragione, andando controcorrente, prendendo posizioni persino rischiose. Nell’estate del 2006 giunge la confessione nell’autobiografia «Pelando la cipolla»: a 18 anni, negli ultimi mesi del III Reich, lo scrittore ha indossato la divisa delle Waffen SS. Fuori tempo massimo. I peccati nella patria di Lutero sono per sempre. Non basta dire «ho sbagliato», come fece Dario Fo, che, giovane come Grass, militò nella fascista Repubblica di Salò.

Se si fosse saputo, Grass avrebbe vinto il Nobel, a cui era già candidato nel lontano 1972, quando il premio andò a Heinrich Böll, scrittore cattolico senza compromessi? Ma tacque schiacciato dal senso di colpa. Anche lui non poteva perdonare l’errore commesso quasi adolescente. E rimandò finché comprese che i giovani ricercatori stavano giungendo a smascherarlo indagando negli archivi.

Le Waffen SS non erano proprio le SS, ariane, alte, belle, bionde, e spietate. Erano il “corpo speciale” dell’esercito, comunque formato da volontari dalla provata fede nazista. Diciamo che non aveva l’altezza per indossare la divisa dei “guerrieri” del Reich: la sua scheda militare, riprodotta dai giornali, attesta che era alto un metro e 71, e per una SS era richiesto almeno un metro e 80. Lo ricordava egli stesso con amara autoironia.

leggi l'articolo completo su «il nostro tempo» di domenica 19 aprile

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