Se non ritornerete come bambini

Papa Francesco dialoga con figli e figlie di detenuti e detenute di Roma, Civitavecchia, Latina, Bari, Trani

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Se non ritornerete come bambini

«Siate ragazzi capaci di volare liberi con l’aiuto di Gesù, perché lontani da lui rischiate di avere il cuore di ghiaccio e pietra». È l’augurio che Papa Francesco rivolge sabato 30 maggio, tra cori assordanti, a 200 ragazzi giunti con il «Treno dei bambini», minori in situazioni disagiate, figli e figlie di detenuti e detenute di Roma, Civitavecchia, Latina, Bari, Trani. Scendono dal treno con gli aquiloni e volano in braccio a Papa Francesco, che instaura con loro un simpatico dialogo.

Papa: «Ditemi: è vero quello che ha detto la signora Patrizia, che avete volato oggi?». Bambini: «Siiii».

P: «Non ci credo!». B:. «Sìiii»
P: «Uno che mi spieghi… Come si vola?». B: «Con i sogni!».

P: «Con i sogni! E cosa si sogna? Tutto quello che tu vuoi! Che bello! E se tu vuoi andare a trovare il tuo papà, la tua mamma, tua zia, lo zio, il nonno, la nonna, gli amici, tu puoi andare volando con la fantasia».

Il dialogo è tutto così, un botta e risposta spontaneo e leggero come la vita di queti bambini che si godono una giornata scavata fra giorni dove non si vola mai perché mamma o papà non sono vicini, sono chiusi in carcere.

P: «Questa domanda è difficile, pensateci bene. Un bambino, un ragazzo, una ragazza che non riesce a sognare, come è?». B: «È brutta, è infelice!».

P: «Non sento». B: «È infelice!».
P: «Infelice! Perché sognare ti apre le porte della felicità. Invece chi non sogna è chiuso, ha il cuore come?». B: «Spezzato».

P: «Con il cuore chiuso, come il ghiaccio! Ghiacciato! È così». B: «È come una pietra».

B: «Quando sogni, sogni tutto quello che vuoi tu». P: «Tu dimmi, quando uno ha la possibilità che il cuore diventi un ghiaccio o una pietra?». B: «Quando non sogniamo!»
P: «Quando non sogniamo, quando non preghiamo!». B: «E quando non ascoltiamola Parola».

P: «Dillo forte! Vieni, vieni… Tu hai detto una cosa bellissima! Dillo qui a tutti. Il cuore diventa pietra o ghiaccio quando?». B: «Quando non ascoltiamo la Paroladi Dio e di Gesù!».
P: «Sei stata brava! Sei stata brava! Sì, anche tu. Benissimo. Non dimenticare questo: volare con i sogni». B: «Non smettere mai di sognare!».

P: «Come?». B: «Non smettere mai di sognare!».

P: «Non smettete mai di sognare! Anche di ascoltarela Paroladi Gesù, perché ascoltandola Paroladi Dio uno si fa grande, allarga il cuore e ama tutti».

Un bambino porta al Papa una poesia per Gesù. Dice: «Amico Gesù, che volesti essere chiamato amico dei peccatori, per mistero tua morte e resurrezione, donami la tua pace e liberami dai miei peccati, perché io ti porti frutti di carità, giustizia e verità».

Un altro incontro avviene sabato 30 maggio nella cappella di Casa Santa Marta tra Francesco e una ventina di bambini gravemente ammalati, accompagnati dai genitori e da alcuni volontari dell’Unitalsi. La piccola Mascia ringrazia il Papa e ricorda alcuni piccoli che c’erano al precedente incontro il 31 maggio del 2013 e che ora non ci sono più: «Caro Papa Francesco, rieccoci per la seconda volta. Sinceramente non pensavo proprio di poterti rivedere faccia a faccia. Stasera conosci altri bambini nuovi, quelli dell’altra volta sono a casa e qualcuno in Cielo».

Aleggia una domanda «Signore, perché soffrono i bambini?». Spiega che, come per i misteri della Trinità e dell’Eucaristia, «non abbiamo risposta, non c’è spiegazione; dobbiamo chiamare Dio come si chiama il papà. Non abbiate paura di chiedere, anche di sfidare il Signore. “Perché?”. Forse non arriverà alcuna spiegazione, ma il suo sguardo di Padre ti darà la forza per andare avanti. L’unica spiegazione che potrà darti sarà: “Anche mio Figlio ha sofferto”. Ma quella è la spiegazione. La cosa più importante è lo sguardo. E la vostra forza è lì: lo sguardo amoroso del Padre. Potete chiedermi: “Ma lei che è vescovo, che ha studiato tanta teologia, non ha niente di più da dirci?”. No, soltanto si può entrare nel mistero se il Padre ci guarda con amore. Io davvero non so cosa dirvi perché ho tanta ammirazione per la vostra fortezza, per il vostro coraggio».

Papa Francesco si rivolge a un papà: «Tu hai detto che ti hanno consigliato l’aborto. Hai detto: “No, che venga, ha diritto a vivere”. Mai, mai si risolve un problema facendo fuori una persona. Mai. Questo è il regolamento dei mafiosi. Io vi accompagno così come sono, come sento. E davvero io non sento una compassione momentanea, no. Io vi accompagno con il cuore in questa strada, che è una strada di coraggio, che è una strada di croce, e anche una strada che a me fa bene, il vostro esempio. E vi ringrazio di essere così coraggiosi. Voi siete dei piccoli eroi della vita».

Terzo incontro sabato 30 maggio con i membri di «Scienza e Vita», che celebra i 10 anni di attività. Il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita, «soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici», cioè del concepito, dell’anziano, dell’immigrato, dell’affamato, del lavoratore. «In una società segnata dalla logica negativa dello scarto, l’amore di Cristo ci spinge a farci servitori dei piccoli e degli anziani, di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita. È la vita nella sua insondabile profondità che origina e accompagna tutto il cammino scientifico; è il miracolo della vita che sempre mette in crisi qualche forma di presunzione scientifica, restituendo il primato alla meraviglia e alla bellezza. Così Cristo, che è la luce dell’uomo e del mondo, illumina la strada perché la scienza sia sempre un sapere a servizio della vita. Quando viene meno questa luce, quando il sapere dimentica il contatto con la vita, diventa sterile».

Auspica che la scienza «sia veramente al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della scienza. Una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al termine naturale. È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente». 

Esorta a «rilanciare una rinnovata cultura della vita, che sappia instaurare reti di fiducia e reciprocità e sappia offrire orizzonti di pace, di misericordia e comunione. Non abbiate paura di intraprendere un dialogo fecondo con il mondo della scienza, anche con coloro che, pur non professandosi credenti, restano aperti al mistero della vita umana».

Papa Francesco

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