Papa Francesco e il vertice Onu sul clima

Dopo l'Enciclica "Laudato Si" prosegue l'impegno dei cristiani per la salvaguardia del Creato

Parole chiave: inquinamento (11), clima (8), papa (648), enciclica (13)
Papa Francesco e il vertice Onu sul clima

A Parigi in dicembre si dovrà arrivare a un efficace accordo globale è questo il desiderio del Papa e della Chiesa Cattolica. È la linea di marcia indicata dall’enciclica «Laudato sì’» e dall’incontro del 21-22 luglio di Papa Bergoglio con i sindaci di 70 metropoli del mondo: sono le città infatti a dare una spinta decisiva alla conversione ecologica e all’impegno contro nuove e antiche schiavitù.

«Ho molta speranza che nel vertice di Parigi si raggiunga un accordo fondamentale di base». L’ottimismo di Papa Bergoglio è espresso a braccio e in spagnolo. All’Onu chiede di interessarsi con forza al fenomeno del traffico e dello sfruttamento degli esseri umani. «Occorre prendere coscienza della distruzione del Pianeta che stiamo portando avanti e nel non avere una coscienza ecologica come quella che ci fu data al principio. Se il lavoro non parte dalle periferie non ha effetto». Non si tratta solo di un vago «atteggiamento verde» ma di «ecologia umana» perché «non si può separare l’uomo dal resto: esistono ripercussioni sull’uomo quando l’ambiente viene maltrattato». Sbagliano le letture riduttive del documento: «Non è un’enciclica verde, ma un’enciclica sociale». Denuncia che «l’idolatria del denaro e della tecnocrazia» genera una grave perdita del lavoro: la disoccupazione dei giovani in alcuni Paesi europei raggiunge il 40-50 per cento; la mancanza di lavoro provoca oceaniche migrazioni e tratta delle persone, sempre più sottoposte al lavoro nero; tutto questo alimenta la delinquenza. «Cosa resta a questa gioventù, se non le dipendenze, il suicidio, o la ricerca di nuovi orizzonti?».

Al vertice in Vaticano partecipano sindaci, governatori locali, delegati dell’Onu. I temi «Moderna schiavitù e cambiamenti climatici. Prosperità, popoli e Pianeta» intrecciano clima, sviluppo sostenibile, povertà morali e sociali. L’organizzatore è l’arcivescovo argentino Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali. «Abbiamo voluto mettere insieme due realtà che consideriamo due emergenze: il cambiamento del clima indotto dall’attività umana che usa il materiale fossile e il tema delle nuove forme di schiavitù perché, come dice l’enciclica, tutto è collegato». Sorondo rivendica l’attenzione primaria della Chiesa al clima: «La prima a lanciare il problema del clima è stata l’Accademia delle Scienze con il gruppo dei due Premi Nobel Crutzen e Molina. Quando ci dicono che seguiamo le Nazioni Unite è proprio il contrario: sono le Nazioni Unite che seguono l’idea che è partita dall’Accademia 25 anni fa». I mutamenti climatici aggravati da una cultura del relativismo che spinge ad approfittare delle persone fino a ridurle in schiavitù: «La situazione è veramente grave perché colpisce 30 milioni. Lo ha riconosciuto l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo): l’80 per cento dei proventi dei trafficanti, 150 mila miliardi di dollari all’anno, arrivano dalla prostituzione, che è anche una nuova forma di schiavitù»: questi esseri umani vanno reintegrati nella società con la dignità perduta. Il riscaldamento globale di 4 gradi nel 2050 porterà sciagure naturali, uragani, siccità, incendi, la morte di milioni di poveri. Per questo è necessario ridurre l’emissione di gas nocivi e l’uso dei combustibili fossili.

Ma «non è troppo tardi» afferma la «Laudato si’». Il Papa chiede agli amministratori locali «dialogo e azione e una solidarietà inter e intra generazionale». Tra i sindaci italiani ci sono Piero Fassino (Torino, presidente Anci), Ignazio Marino (Roma), Enzo Bianco (Catania), Dario Nardella (Firenze), Giorgio Gori (Bergamo), Leoluca Orlando (Palermo), Luigi de Magistris (Napoli), Giuliano Pisapia (Milano), Antonio De Caro (Bari), Virginio Merola (Bologna), Giusi Nicolini (Lampedusa). Tra i primi cittadini quelli di Parigi, Madrid, Birmingham, Oslo, Stoccolma, Kochi, Minneapolis, Portland, Seattle, San Francisco, New Orleans, Boston, Vancouver, Belo Horizonte, Gue’diawaye, Kingston, Rosario, Porto Alegre, Bogotà, Città del Messico, Rio de Janeiro, San Paolo,

Francesco e il gruppo di lavoro delle Pontificie Accademie sono una guida indispensabile. Lo pensano i sindaci pronti a dare il proprio contributo di «buone pratiche». Per l’italo-americano Bill de Blasio, sindaco di New York, «Ora tocca a noi e la saggezza deve essere la nostra ancora di salvezza». Edmund G.Brown, governatore del più ricco stato degli Usa,la California: «Abbiamo un inquinamento terribile ma già il 25 per cento dell’elettricità viene da risorse rinnovabili, idriche o nucleari». Di «cammino virtuoso intrapreso» e di «conversione ecologica» parla Anne Hidalgo, sindaco di Parigi: mobilità sostenibile, più alloggi sociali e riciclo dei rifiuti sono settori prioritari anche per l’occupazione giovanile. Manuela Carmena, primo cittadino di Madrid, sottolinea gli impegni di contrasto della prostituzione. Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, sede dell’Expo, dice che l’enciclica bergogliana «ci dà messaggi molto forti» e che «Milano sta facendo tutto il possibile». Il 16 ottobre centinaia di sindaci del mondo, davanti a Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, firmeranno il patto «con impegni concreti e praticabili per la lotta agli sprechi alimentari, la sana alimentazione, la lotta alla fame nel mondo».

Proprio a Parigi 40 personalità mondiali hanno partecipato al «summit delle coscienze», preparatorio alla Conferenza sul clima, voluto dal presidente François Hollande. Tra i partecipanti Bartolomeo I patriarca ecumenico di Costantinopoli; il cardinale Peter Turkson Kodwo Appiah, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace; il rabbino David Rosen, direttore internazionale degli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee. Bartolomeo I afferma che mai prima d’ora gli ecosistemi della Terra si sono confrontati con un danno quasi irreversibile.

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