Laudato si, una enciclica che torna alle fonti

La casa comune è un dono da salvare e coltivare, una sintesi della prima lettera di Francesco

Parole chiave: enciclica (13), natura (3), ecologia (12), papa (648), francesco (119)
Laudato si, una enciclica che torna alle fonti

L’ecologia integrale diventi un nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una «mera cornice» della vita umana, ma la «casa comune» di tutta l’umanità. Questo dice in estrema sintesi l’enciclica ecologica di Papa Francesco «Laudato si’ sulla cura della casa comune», datata 24 maggio 2015 e presentata alla stampa mondiale il 18 giugno 2015. Le circa 200 pagine di testo, 246 numeri, sono articolate in sei capitoli. In un’ottica di collegialità, il testo raccoglie diverse riflessioni delle Conferenze episcopali del mondo e si conclude con due preghiere, una interreligiosa e una cristiana, per la salvaguardia del Creato.

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra»: il Vescovo di Roma si pone sulle orme di Francesco d’Assisi: «la nostra sorella Terra protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei». Ecologia integrale, equità verso i poveri, impegno nella società, gioia e pace interiore sono beni inseparabili.La Terra, maltrattata e saccheggiata, richiede «una conversione ecologica e un cambiamento di rotta». Impegno che include lo sradicamento della miseria, l’attenzione per i poveri, l’accesso equo per tutti alle risorse del Pianeta, perché «i popoli hanno già pagato il salvataggio delle banche». Il testo papale raggiunge altissime vette di realismo, di poesia e di verità.

1) NO ALLA CULTURA DELLO SCARTO. TUTELARE IL DIRITTO ALL’ACQUA – L’inquinamento e la cultura dello scarto hanno trasformatola Terrain «un immenso deposito di immondizia», fenomeno che si può contrastare adottando modelli produttivi basati sul riutilizzo, il riciclo, l’uso limitato di risorse non rinnovabili. I cambiamenti climatici «sono un problema globale», come l’accesso all’acqua potabile che va tutelato come «diritto umano essenziale, fondamentale e  universale, radicato nell’inalienabile dignità dell’uomo». La biodiversità va tutelata perché ogni anno «scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che i nostri figli non potranno vedere». È il «debito ecologico» tra Nord e Sud del mondo: «Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo». Occorre perciò creare un sistema normativo che protegga gli ecosistemi: «Il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del Pianeta», ma questo è considerato dai ricchi e dai potenti «un mero danno collaterale». L’approccio ecologico deve essere anche sociale. La soluzione non è la riduzione della natalità, ma il contrasto a «un consumismo estremo e selettivo» di una parte della popolazione mondiale sulle spalle dei poveri e dei deboli. Di fronte alla «spensierata irresponsabilità» urge «creare un sistema normativo».

2) AMBIENTE DONO DI DIO DA NON DISTRUGGERE – Il Vescovo di Roma ribadisce «la tremenda responsabilità» dell’uomo verso il creato: «L’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità, eredità comune» da amministrare e non da distruggere. Seguendo il racconto biblico della creazione, Francesco evidenzia le tre relazioni fondamentali dell’uomo: con Dio, con il prossimo, conla Terra. Ognicreatura ha una sua funzione, nessuna è superflua e tutto «è carezza di Dio» e «ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana». La cura verso gli altri esseri viventi, animali o vegetali, va sempre accompagnata «dalla compassione e dalla preoccupazione per l’uomo». In quest’ottica va vista la subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni: la tradizione cristiana «non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque proprietà privata».

3) NO ALLA TECNOCRAZIA. AMMINISTRATORI RESPONSABILI DEL CREATO – L’enciclica si snoda lungo quattro percorsi: tecnologia, antropocentrismo, lavoro, ogm. Francesco riconosce i benefici del progresso tecnologico per lo sviluppo sostenibile; mette in guardia dalla tecnocrazia «che dà a coloro che detengono la conoscenza e il potere economico di sfruttarla, un dominio impressionante sul mondo intero»; sostiene che l’antropocentrismo moderno riconosce che il posto dell’essere umano nel mondo è quello di «amministratore responsabile dell’universo».

Non giustificare l’aborto con la difesa della natura - La logica e la politica dell’«usa e getta» giustifica ogni tipo di scarto, porta a sfruttare i bambini, ad abbandonare gli anziani, a ridurre gli altri in schiavitù, a sopravvalutare la capacità del mercato di autoregolarsi, a praticare la tratta di esseri umani e il commercio di «diamanti insanguinati». È la stessa logica dei mafiosi, dei trafficanti di organi, dei  narcotrafficanti; è la stessa logica che sopprime i nascituri. Di fronte all’abominio dell’aborto occorre «una coraggiosa rivoluzione culturale» che tenga in primo piano il valore delle relazioni interpersonali e la tutela di ogni vita umana, perché in nome della difesa della natura non si arrivi a giustificare l’aborto.

Proteggere il lavoro umano – Il Papa ribadisce la necessità di difendere il lavoro: tutti devono potervi accedere, perché esso «è diritto umano inalienabile, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, strumento di sviluppo umano». Per cui «Rinunciare a investire sulle persone in nome di un profitto immediato è un pessimo affare per la società». Per cui talvolta è necessario «porre limiti a coloro che detengono grandi risorse e potere finanziario» a favore di un bilanciamento: è l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti».

Dibattito ampio e responsabile sugli organismi geneticamente modificabili (ogm) - È una «questione complessa»: da una parte offre un contributo alla soluzione di di grossi problemi, dall’altra non è saggia «la concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi». Serve «un dibattito scientifico e sociale responsabile e ampio». 

4) ECOLOGIA INTEGRALE INSEPARABILE DAL BENE COMUNE - «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e l’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Poiché l’ecologia integrale «è inseparabile dal bene comune», occorre ribadire «opzione preferenziale per i più poveri», tutelare ricchezze culturali dell’umanità, salvaguardare le comunità aborigene, migliorare l’ambiente urbano: spazi pubblici, abitazioni,  trasporti che in molte città comportano «un trattamento indegno delle persone». Centrale è l’accettazione del corpo come dono di Dio. Centrale è l’accoglienza del mondo come «casa comune donata dal Padre». Centrale è «apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità, poiché non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale». Francesco condanna «la teoria del gender».

5) OCCORRE DIALOGARE E AGIRE – I vertici mondiali sull’ambiente hanno deluso le aspettative e sono falliti perché è mancata «la decisione politica». Che fare? «La Chiesanon pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica» ma serve «un dibattito onesto e trasparente perché le ideologie non ledano il bene comune». Il dialogo tra economia e politica è ineludibile, ma devono porsi «decisamente al servizio della vita umana». 

No al dominio della finanza – Serve un governo globale che si occupi dei beni comuni globali, per non aggiungere nuove ingiustizie per i Paesi più poveri e «piove sempre sul bagnato». No, dunque, al «salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione» e no al «dominio assoluto della finanza» che genera solo nuove crisi.

No alla corruzione - Politica ed economia devono uscire dalla logica di corto respiro, focalizzata sul profitto e sul successo elettorale, e devono dare spazio a processi decisionali onesti e trasparenti, lontani dalla corruzione che, in cambio di favori, «nasconde il vero impatto ambientale» dei progetti. Occorre «una nuova economia più attenta ai principi etici, una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa», un ritmo di produzione e di consumo più lento, così da «ridefinire il progresso e migliorare la qualità della vita». I movimenti ecologisti e le religioni, in dialogo con la scienza, devono orientarsi alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità. Francesco cita il Patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo, il filosofo protestante Paul Ricœur, il mistico islamico Ali A-Khawas, il teologo Romano Guardini.

6) VALE LA PENA ESSERE BUONI E ONESTI – Non tutto è perduto e «l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la casa comune». Servono piccoli gesti quotidiani: fare la raccolta differenziata dei rifiuti, ridurre il consumo di acqua, spegnere le luci inutili, coprirsi un po’ invece di accendere il riscaldamento, soprattutto «spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo. La sobrietà vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante»: apre «molteplici possibilità di vita» e valorizza «la responsabilità verso gli altri e verso il mondo: vale la pena di essere buoni e onesti».

Infine il Papa invita a guadare ai Sacramenti, esempi di come la natura sia stata assunta da Dio: l’Eucaristia «unisce cielo e terra e ci orienta a essere custodi del Creato». Convinti che «nel cuore del mondo c’è sempre l’amore di Dio». «Laudato si’. Camminiamo cantando: al di là del sole, alla fine, ci incontreremo faccia a faccia con la bellezza di Dio». 

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