L’augurio di Francesco: un Natale di speranza e pieno di stupore

L’Angelus di Bergoglio: la benedizione dei Bambinelli e l’appello per la pace in Siria e nel mondo  

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L’augurio di Francesco: un Natale di speranza e pieno di stupore

 

Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta” (Lc 1,40). Papa Francesco ha commentato il brano del Vangelo di Luca che racconta l’incontro tra la Vergine Maria e la cugina Elisabetta, mettendo l’accento sullo stupore: “dopo quel saluto, Elisabetta si sente avvolta da grande stupore. Non dimenticatevi questa parola. Lo stupore! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? (v. 43)”. 

 

Per celebrare in modo proficuo il Natale siamo chiamati a soffermarci sui luoghi dello stupore. “E quali sono - ha domandato il Santo Padre - questi luoghi dello stupore nella vita quotidiana? Sono tre”.

 

L’altro. Sul suo volto i lineamenti di Gesù

 

Il primo luogo è l’altro, nel quale riconoscere un fratello, perché da quando è accaduto il Natale di Gesù, ogni volto porta impresse le sembianze del Figlio di Dio. Soprattutto quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, prima di tutto, si è lasciato avvicinare”.

 

La storia. Dio che scombina le carte

 

La storia. Tante volte crediamo di vederla per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. “Succede, per esempio - ha commentato Francesco - quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che scombina le carte: Gli piace farlo! Come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr Lc 1,52-53). Questo è il secondo stupore, lo stupore della storia”.

 

La Chiesa, pur tra macchie e rughe, sposa di Cristo

 

Un terzo luogo dello stupore è la Chiesa: “guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, che lo è; ma sentirla come una Madre che, pur tra macchie e rughe – ne abbiamo tante! – lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore”. Una Chiesa che sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia.

 

La Chiesa che chiama il Signore: Vieni, Signore Gesù!. La Chiesa madre che sempre ha le porte spalancate e le braccia aperte per accogliere tutti. “Anzi - ha aggiunto Papa Francesco - la Chiesa madre che esce dalle proprie porte per cercare con sorriso di madre tutti i lontani e portarli alla misericordia di Dio. Questo è lo stupore del Natale!”

 

A Natale Dio ci dona tutto Sé stesso donando il suo Figlio, l’Unico, che è tutta la sua gioia. L’incontro con Gesù farà sentire anche a noi questo grande stupore. Ma non possiamo avere questo stupore, non possiamo incontrare Gesù se non lo incontriamo negli altri, nella storia e nella Chiesa.

 

L’appello del Papa

 

“Anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. Incoraggio tutti a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace. Parimenti penso alla vicina Libia, dove il recente impegno assunto tra le Parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro”.

 

Il pensiero del Papa è andato anche a Costa Rica e Nicaragua, dove ha auspicato che “un rinnovato spirito di fraternità rafforzi ulteriormente il dialogo e la cooperazione reciproca, come anche tra tutti i Paesi della Regione”.

 

Dopo l’Angelus Francesco ha invitato a pregare anche per le popolazioni dell’India, colpite recentemente da una grave alluvione.

 

La benedizione dei Bambinelli

 

Oggi il primo saluto è riservato ai bambini di Roma: “Ma questi bambini sanno fare rumore! - ha osservato divertito il Papa - Sono venuti per la tradizionale benedizione dei Bambinelli, organizzata dal Centro Oratori Romani. Cari bambini, sentite bene: quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale!”

 

“Auguro a tutti voi - ha concluso il Papa - una buona domenica e un Natale di speranza e pieno dello stupore, dello stupore che ci dà Gesù, pieno di amore e di pace. Non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

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