Francesco messaggero di pace in un mondo sfregiato dall'odio

Il Papa in Africa, nonostante l’allarme terrorismo, cinque giorni di Bergoglio nel continente

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Francesco messaggero di pace in un mondo sfregiato dall'odio

 Dal 25 al 30 novembre si fa «messaggero di pace e di riconciliazione». Dice in due videomessaggi alle popolazioni del Kenya, dell’Uganda e della Repubblica Centrafricana: «Vengo per proclamare l’amore di Gesù Cristo e il suo messaggio di riconciliazione, perdono e pace. Il Vangelo ci chiede di aprire i cuori agli altri, specialmente ai poveri e ai bisognosi. I fedeli di ogni religione e le persone di buona volontà sono chiamate a promuovere la comprensione e il rispetto reciproci, a sostenersi gli uni gli altri come membri della stessa famiglia umana».                                                                                                                                              

Alla popolazione del Centrafrica ricorda: «Il vostro caro Paese è attraversato da troppo tempo da violenza e insicurezza. Lo scopo della mia visita è portarvi, in nome di Gesù, il conforto della consolazione e della speranza. Spero di contribuire ad alleviare le vostre ferite e a favorire le condizioni per un avvenire più sereno». Nella capitale Bangui «avrò la gioia di aprire l’Anno giubilare della misericordia, occasione di autentico perdono».

Sulla linea dell’Equatore, Bergoglio affronta temi cruciali: pace e dialogo ecumenico e interreligioso, testimonianza dei martiri cristiani di ieri e di oggi e lotta alla povertà, impegno per la salvaguardia dell’ambiente e per l’inclusione. In tutto pronuncia 19 discorsi: 14 in italiano, 2 in inglese, 2 in spagnolo e 1 in francese. Viaggia in papamobile scoperta per avere un contatto diretto con la gente. Il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin lo accompagna in Kenya e Uganda ma non in Centrafrica perché sarà impegnato, dal 30 novembre, a rappresentare la Santa Sede alla Conferenza Cop 21 sui cambiamenti climatici a Parigi.                                                                                                                

KENYA: LOTTA CONTRO LA POVERTÀ E L’ESCLUSIONE – In Kenya il Papa ha negli occhi e nel cuore le immagini raccapriccianti dei 147 studenti cattolici uccisi dai terroristi islamici a Garissa il Giovedì Santo di quest'anno, strage subito dimenticata dai media occidentali. Mercoledì 25 a Nairobi visita al presidente della Repubblica e incontro con le autorità e il Corpo diplomatico. Giovedì 26 incontro interreligioso ed ecumenico; Messa al Campus universitario; visita alle Agenzie Onu, il Programma per l’ambiente (Unep) e il Programma per gli insediamenti umani (Un-habitat): ci si attende un ampio discorso sulla difesa dell’ambiente e sulla lotta alla povertà, temi affrontati nell’enciclica «Laudato si’» (24 maggio 2015), temi che sono parte della dottrina sociale della Chiesa. Il Papa chiede di lottare contro la povertà e che ci si impegni ad assicurare alle popolazioni africane una vita degna degli esseri umani e di figli di Dio. Venerdì 27 visita al quartiere di Kangemi con un discorso in continuità con quello pronunciato ai movimenti popolari in Bolivia.

I GIOVANI MARTIRI UGANDESI - Cinquant’anni fa, il 18 ottobre 1964, davanti ai padri del Concilio, Paolo VI canonizzava 22 cattolici martirizzati in Uganda nel 1885-1887. Il più noto, Carlo Lwanga, il 3 giugno 1886 fu arso vivo insieme ad altri cattolici e a cristiani di altre confessioni. Paolo VI, nel viaggio in Uganda del 31 luglio-2 agosto 1969, consacrò l’altare maggiore del santuario di Namugongo sul luogo del martirio. Così Francesco sottolinea l’attualità della testimonianza dei martiri, che parla all’Africa con voce eloquente. I martiri ugandesi dicono che la fede può diventare il germe di un umanesimo più pieno e più integrale per costruire una società fraterna, pacifica, solidale. Venerdì 27 pomeriggio il Papa arriva a Entebbe in Uganda. Sabato 28 visita i due santuari dedicati ai martiri cattolici e anglicani e celebra la Messa; incontra i giovani a Kololo Air Strip di Kampala; visita la «Casa di carità» di Nalukolongo: qui nel 1879 si stabilirono i primi missionari, i Padri Bianchi, come testimonia l’unico vecchio albero di mango ancora superstite. Il Papa rivolge un discorso alle 288 istituzioni sanitarie promosse dalla Chiesa in Uganda.                                                                                                                

BANGUI LA TAPPA PIÙ PERICOLOSA - Domenica 29 il Papa arriva a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana e visita al presidente dello Stato di transizione; visita un campo profughi; incontra i vescovi e poi le comunità evangeliche; celebra la Messa e apre della Porta santa nella Cattedrale per il Giubileo della misericordia; veglia di preghiera davanti alla Cattedrale. Lunedì 30 incontra la comunità musulmana nella moschea; Messa allo stadio; congedo e rientro a Roma.

L’ALLARME ROSSO DEI SERVIZI SEGRETI - Il programma non cambia nonostante i servizi segreti francesi abbiano lanciato un «allarme rosso sulle intenzioni di assassinare il Papa nella Repubblica Centrafricana». Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, sottolinea che Francesco «non è preoccupato per sé ma per la gente». Allo stato «Le situazioni di guerra non sono cominciate con gli attacchi di Parigi, erano note prima dell'allarme Isis. Proprio per questo ha deciso di aprire a Bangui la porta santa, anticipando il Giubileo della misericordia. Una missione da cui non intende recedere. Anche la visita nella moschea, tappa particolarmente pericolosa, era prevista prima degli attacchi di Parigi».                                                                                                                                                

GLI EX RIBELLI SELEKA: ACCOGLIETE BENE IL PAPA – Gli ex ribelli Seleka,  a maggioranza musulmana, esortano i centrafricani a dare prova di ospitalità: «Invitiamo i connazionali di fede musulmana a partecipare in gran numero per testimoniare la nostra ospitalità e gratitudine e per dimostrare a Papa Francesco che i problemi non sono di carattere religioso ma di cattivo governo». L’arcivescovo di Bangui mons. Nzapalainga, un pastore evangelico e un imam islamico si impegnano da anni per la pace attraverso «la piattaforma interreligiosa».                            

FRANCESCO TERZO PAPA CHE VISITA L’AFRICA - Il primo a toccare il suolo africano è Paolo VI in Uganda nel 1969; Giovanni Paolo II, tra il 1980 e il 1998, visita 42 Paesi in 28 viaggi; Benedetto XVI due volte nel 2009 e nel 201. È l’11°viaggio internazionale, il primo in Africa, di Francesco. La Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici inizia in coincidenza con la fine del viaggio, mentre la X Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio si svolgerà a Nairobi nei giorni successivi alla visita.                                                                     

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