Francesco ai lavoratori cristiani: «Non sacrificare il lavoro al “dio-denaro"»

L'appello del Papa durante l'udienza per il 70esimo delle Acli Associazioni cristiane lavoratori italiani 

Parole chiave: acli (4), bergoglio (61), lavoro (167), denaro (5), dignità (16)
Francesco ai lavoratori cristiani: «Non sacrificare il lavoro al “dio-denaro"»

Precarietà, lavoro nero, ricatto malavitoso - Nel mondo globale «l'estendersi della precarietà, del lavoro nero e del ricatto malavitoso fa sperimentare che la mancanza di lavoro toglie dignità, impedisce la pienezza della vita e reclama una risposta vigorosa». Francesco alza gli occhi dal discorso preparato e indica l’obiettivo di lotta dei cristiani: il sistema economico mondiale al centro non pone l’uomo ma «un dio, il dio-denaro. È quello che comanda! Il dio-denaro distrugge e provoca la cultura dello scarto: si scartano i bambini perché non si fanno, si sfruttano o si uccidono prima di nascere; si scartano gli anziani perché non hanno cure dignitose e medicine e hanno pensioni miserabili; si scartano i giovani. In questa Italia tanto generosa, pensate a quel 40 per cento - un po’ di più – di giovani dai 25 anni in giù che non hanno lavoro: sono materiale di scarto, ma sono anche il sacrificio che la società mondana ed egoista offre al dio-denaro che è al centro del sistema economico mondiale». Ribadisce che la dignità della persona passa attraverso «il lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale», come afferma l’esortazione apostolica «Evangelii gaudium» (24 novembre 2014).

Lavoro libero - Significa che «l’uomo, proseguendo l’opera del Creatore, fa sì che il mondo ritrovi il suo fine: nel lavoro l’uomo incarna e prolunga l’immagine della sua presenza nella creazione e nella storia». Invece troppo spesso «il lavoro è succube di oppressioni a diversi livelli: dell’uomo sull’altro uomo; di nuove organizzazioni schiavistiche che opprimono i più poveri. Molti bambini e molte donne subiscono un’economia che obbliga a un lavoro indegno, che contraddice la creazione nella sua bellezza e armonia. Il lavoro non sia strumento di alienazione ma di speranza e di vita».

Lavoro creativo - Ogni uomo porta in sé «un’originale e unica capacità di trarre da sé e dalle persone che lavorano con lui il bene che Dio gli ha posto nel cuore». Ciò avviene quando l’uomo esprime «in libertà e creatività alcune forme di lavoro collaborativo svolto in comunità che consentano un pieno sviluppo economico e sociale». In particolare «non possiamo tarpare le ali a quanti hanno tanto da dare con la loro intelligenza e capacità: vanno liberati dai pesi che li opprimono e che impediscono di entrare a pieno diritto nel lavoro».

Lavoro partecipativo – Chiede che l’uomo esprima il lavoro «secondo la logica che più gli è propria, quella relazionale, cioè vedere sempre nel fine del lavoro il volto dell’altro e la collaborazione responsabile con altre persone». Invece, quando si pensa all’uomo in chiave egoistica «il lavoro perde il senso primario di continuazione dell’opera di Dio».

Lavoro solidale – «Ogni giorno si incontra chi ha perso il lavoro, o chi è in cerca di occupazione, persone che vogliono portare a casa il pane per la loro famiglia». A queste persone bisogna dare una risposta: «È doveroso offrire vicinanza e solidarietà». Suggerisce che i circoli Acli divengano luoghi di accoglienza e incontro.

Libertà, creatività, partecipazione e solidarietà – Queste caratteristiche «fanno parte della storia delle Acli. Anche per motivare questo atteggiamento, pensate ai bambini sfruttati e scartati; pensate agli anziani scartati che hanno una pensione minima e non sono curati; pensate ai giovani scartati dal lavoro: non sanno cosa  fare» e rischiano di «cadere nelle dipendenze e nella malavita o di andarsene a cercare orizzonti di guerra, come mercenari».

Emigrazione italiana – Francesco non dimentica l’esperienza della sua famiglia piemontese emigrata nel 1929 in Argentina: «Molti giovani si spostano per cercare un lavoro adeguato ai propri studi o per vivere un’esperienza di professionalità: vi incoraggio ad accoglierli, a sostenerli nel loro percorso, a offrire il vostro supporto per il loro inserimento. Nei loro occhi potete trovare un riflesso dello sguardo dei vostri padri o dei vostri nonni che andarono lontano per lavorare».

Lotta alla povertà e all’impoverimento – Occorre sostenere le persone che rischiano di cadere al di sotto della soglia di povertà assoluta, e occorre impedire che «nella povertà scivolino coloro che vivevano una vita dignitosa». Con voce accorata racconta che  nelle parrocchie e nelle Caritas «vediamo tutti i giorni uomini e donne che si avvicinano un po’ di nascosto per prendere il cibo da mangiare, un po’ di nascosto perché sono diventati poveri da un mese all’altro e hanno vergogna. E questo succede, succede, succede: fino a ieri vivevano una vita dignitosa. Basta un niente oggi per diventare poveri: la perdita del lavoro, un anziano non autosufficiente, una malattia in famiglia, persino - pensate il terribile paradosso - la nascita di un figlio. È una importante battaglia culturale considerare il welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo». Chiede alle Acli di sviluppare «un piano nazionale per il lavoro decente e dignitoso». Un impegno che scaturisca dall’ispirazione cristiana. Conclude chiedendo alle Acli la triplice fedeltà storica: ai lavoratori, alla democrazia, alla Chiesa.

Le Acli 70 anni di vita e di lotta - Caduta la dittatura fascista, il 3 giugno 1944 a Roma si firma il «patto di unità sindacale», noto come «Patto di Roma», un sindacato unitario chiamato Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil). Le Acli nascono dall’esigenza di una organizzazione che possa «formare solidamente nella dottrina sociale cristiana». Il 5 luglio 1944 vengono scritte le norme per la costituzione e il funzionamento del movimento. La nascita ufficiale avviene a Roma il 26-28 agosto 1944 a Santa Maria sopra Minerva. Le Acli hanno le radici nelle tre encicliche «Rerum novarum» di Leone XIII (1891), «Singulari quadam» di Pio X (1912, «Quadragesimo anno» di Pio XI ( 1931). Nell’idea del fondatore, il lombardo Achille Grandi (1883-1946), le Acli hanno il compito di curare la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani, contribuendo a salvaguardare la specificità e il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale. Il «Patto di Roma» fu l'incontro delle tre storiche componenti politiche: fu firmato da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Bruno Buozzi per i socialisti e da Achille Grandi per i cattolici che delle Acli fu presidente nazionale per soli sei mesi.

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