La vita religiosa nella Chiesa in un mondo che cambia

 A Torino il convegno Cism e Usmi al Cottolengo con il card. Braz de Aviz

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La vita religiosa nella Chiesa in un mondo che cambia

Si è svolto sabato 13 febbraio all’Auditorium del «Cottolengo» di Torino il convegno di studi di Usmi e Cism del Piemonte e della Valle d’Aosta sul tema «Vita religiosa a misura di Francesco». Un momento di verifica e rilancio, a poche settimane dalla conclusione dell’anno dedicato alla Vita consacrata, per le comunità religiose del nostro territorio, ripreso in streaming da mediacor.tv

Un impegno, quello delle istituzioni e congregazioni, già da tempo inserito in un cammino unitario di formazione e di animazione perché  «la misura della Vita Consacrata è, e sempre rimarrà, Gesù Cristo. Vogliamo però lasciarci sollecitare dalle molte provocazioni che il Magistero del Santo Padre lancia ai religiosi e alle religiose» Nella Piccola Casa della Divina Provvidenza l’ospite d’onore e relatore del convegno è stato il Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, introdotto dalla presentazione illustrata dal vescovo di Ivrea mons. Edoardo Aldo Cerrato. La relazione del porporato ha suscitato un dibattito approfondito e sincero tra i religiosi presenti numerosi all’incontro.

«Abbiamo appena finito l’anno della vita consacrata e in questo incontro si respira ancora questo clima- ha affermato il cardinale J. Braz de Aviz – Sono contento di essere venuto a Torino, anche perché qui vi è l’organizzazione dei religiosi consacrati e siccome si è riunita tutta le regione, Piemonte e Val d’Aosta, era bello che noi potessimo sentire il vostro cuore e la vostra vita qui. E’ una sorpresa il numero dei partecipanti perché sono molti di più di quelli che ci aspettavamo, in questo momento ci sono due grossi sentimenti che abbiamo riferito a papa Francesco.  Per primo la gratitudine: quello che stiamo vedendo nella vita consacrata lo dobbiamo a Dio ma anche a Bergoglio, che ha dato una spinta nuova e forte soprattutto per i carismi storici senza lasciar fuori i nuovi carismi. C’era una certa difficoltà a capire il futuro della vita consacrata, tanti soprattutto in Europa, Stati Uniti ed Australia sono invecchiati e si sono chiusi nelle proprie mura. Ma c’è anche tanta novità, per esempio riguardo i monasteri: molti muoiono ma molti di più nascono». Commentando l’incontro formativo madre Giovanna Sartori, presidente dell’Usmi Piemonte e  Valle d’Aosta nel suo commento alla giornata ha rilevato come «nonostante le difficoltà ancora legate ad una mentalità ancora troppo maschilista, dove si guarda ancora all’autorità del parroco o del  vescovo, in un modo non corretto, abbiamo a bisogno di capire che anche la donna, la religiosa, ha delle potenzialità da offrire per questa comunione di diversità del femminile col maschile e può assolvere ad un compito educativo e di trasmissione della fede, molto importante.

Le gioie nella vita consacrata ci sono: le religiose stanno offrendo una evangelizzazione a trecentosessanta gradi in molte parrocchie, con una presenza vicina alla gente. Forse offrendo la particolarità femminile che è quella di accogliere e di farsi vicini soprattutto agli ultimi, è il segno tangibile di questa dimensione di gratuità e carità.  Anche se il cammino è in salita e da creare, per la novità che questo Papa sta portando nella vita consacrata e nella vita ecclesiale, dobbiamo essere ottimisti. A volte restiamo spiazzati dalla forza della fede di papa Bergoglio,  ma la sua profondità ci sprona a non andare in discesa, ma in salita, per cercare cammini di comunione e di collaborazione creativa». Gli ha fatto eco don Enrico Stasi, ispettore salesiano della Provincia del Piemonte-Valle d’Aosta- Lituania: «Da questa giornata è emerso che la vita religiosa è ancora molto presente in Piemonte. Il nostro desiderio è seguire le indicazioni del Papa per una chiesa che si muove e va incontro alle persone. 

La vita religiosa è presente nelle periferie con i più deboli, i poveri, i migranti con i giovani in cerca di identità e futuro.  Una presenza viva quella religiosa parte della Chiesa piemontese.   Per fare questo sicuramente bisognerà lavorare di più insieme tra congregazioni e in comunione con la Chiesa locale:  una spinta profetica che ci indica Papa Francesco nel suo quotidiano magistero. Se ognuno pensa per se, alla propria congregazione e alle proprie opere rischiamo di morire soffocati e schiacciati dalle troppe difficoltà. Un lavoro da costruire con tutta la Chiesa, popolo di Dio, presbiteri, religiosi e laici. Non ha caso nel solco della via tracciata da papa Francesco,il cardinale Braz de Aviz ricorda come Il primo incontro a Roma della vita consacrata è stato ecumenico, il Papa lo ha voluto personalmente.

Lo abbiamo fatto con una certa cura, non sapevamo la ripercussione di questo nelle altre chiese. Abbiamo fatto un piccolo incontro per cinquanta dei loro e cinquanta dei nostri, cento persone. Però la sorpresa è stata che quando abbiamo guardato ai fondatori non eravamo divisi. Francesco è prima. Il monachesimo orientale è prima. Allora queste cose ci hanno dato l’intuizione di una strada nuova: dobbiamo continuare gli incontri ecumenici per sviluppare questo spirito tra di noi, c’era in tutti questo desiderio perché le nostre origini sono le stesse».

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