Ottobre missionario: anche noi come John

Inizia un mese che la chiesa dedica a sostenere chi ogni parte del mondo si spende per annunciare il vangelo. Sul sito Diocesano il programma

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Ottobre missionario:  anche noi come John

A fine agosto, come ogni anno, ho partecipato ad alcune giornate di formazione missionaria promosse dalla Cei. Al termine della seconda giornata, fuori scaletta, nel senso che per motivi di sicurezza la cosa non era stata segnalata nel programma ufficiale, ci è stata proposta la testimonianza di John, un signore di origine iraniana che a 14 anni, affascinato dalla persona di Gesù, ha iniziato un cammino di conoscenza del cristianesimo, fino a scegliere di essere battezzato, scelta che per anni ha pagato con l’ostilità della sua famiglia. Ha poi studiato teologia in Italia, si è sposato e ora vive con sua moglie (una cristiana ortodossa) e i suoi figli in Turchia ed è responsabile dell’accompagnamento dei catecumeni del suo vicariato apostolico. Vive in una Chiesa fondata da san Paolo, una Chiesa che da tanto ormai è minoranza. Una volta al mese va in Austria per formare un piccolo gruppo di 10 catecumeni con i quali condivide le origini.

Ci ha parlato della sua conversione, della sua ricerca del vero volto di Dio, ci ha testimoniato la vita di quelle Chiese fatte di comunità di poche persone che vivono in un mondo non cristiano; ci ha parlato del suo lavoro con i catecumeni, dei suoi viaggi mensili in Austria, per seguire 10 persone. All’incontro, dopo essersi confrontato con il suo Vescovo, è venuto quasi di nascosto. La semplicità con cui ci ha parlato ed il fervore con cui ha condiviso con noi la sua esperienza di fede e di Chiesa, la premura missionaria che lo spinge a viaggiare avendo a cuore quel piccolo gruppo di persone, mi hanno fatto molto bene. Ho capito ancora meglio che cosa sia la missione e quanto sia importante. Sono stato ancora una volta confermato nella certezza che la missione è anzitutto e prima di tutto annuncio, annuncio del Vangelo che libera e illumina la vita delle persone.

Iniziando questo ottobre missionario ho ripensato proprio a John. La Chiesa si prende un mese intero per pregare, riflettere e sensibilizzarsi sulla necessità di annunciare a tutti il Vangelo, un annuncio che spesso richiede energie che possono apparire sproporzionate rispetto ai numeri di coloro che si raggiunge. Per un mese intero siamo chiamati ad alzare il nostro sguardo dalle nostre realtà e rivolgerlo alla Chiesa intera sparsa per il mondo, per conoscere come il Vangelo ha cambiato la storia dei popoli e delle nazioni. Siamo chiamati ad uscire dal nostro giro di amici missionari per accorgerci che la missione è più grande di loro e delle loro bellissime opere, abbraccia tutto il mondo, è fatta dai tanti John che in ogni parte della terra annunciano, testimoniano e soffrono per la loro fede in Gesù Cristo.

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Quando fu “inventato” il mese missionario, e con esso la giornata missionaria mondiale, il Beato Paolo Manna coniò lo slogan: “tutti i cristiani per tutta la Chiesa”, quasi a ricordarci che anche le nostre aperture e i nostri gesti di generosità, se non sono veramente per tutti, possono rimanere gesti chiusi e piccini.

Per vivere questo mese ci vengono offerti il giovedì sera a S Rita, alcuni incontri con testimoni che ci parleranno di annuncio “nel nome della misericordia”, nella veglia missionaria, che celebreremo come giubileo dei missionari, riceverà il mandato don Daniele Presicce, nostro giovane sacerdote, che è in partenza per il Kenya, il 23 ottobre celebreremo nelle nostre parrocchie la Giornata missionaria mondiale, in essa saremo anche chiamati ad un gesto di condivisione che affideremo alla Chiesa intera perché a chi annuncia il Vangelo non manchino mai i mezzi per realizzare quest’opera, molte parrocchie poi organizzeranno iniziative di vario genere.

L’augurio è che ogni comunità possa vivere questo mese con un atteggiamento di grande apertura a tutto il mondo ed anche con una sempre maggiore passione per l’annuncio del Vangelo che è il cuore della missione. Se la Chiesa ogni anno dedica addirittura un mese intero per tenere vivo l’afflato missionario, vuol dire proprio che la cosa è importante!

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