La veglia dei giovani in attesa di Papa Francesco

Nell'area Vitali nei pressi della Chiesa del Santo Volto, la serata di riflessione e preghiera raccontata dalla diretta di Tv2000

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foto di Moreno Filipetto

La veglia di preghiera dei giovani, l'happening degli oratori e la mini Gmg. Tra canti, preghiere e gioia i ragazzi si preparano nell'accogliere papa Francesco.

«l'Happening si inserisca nella scelta di porre al centro i giovani, soggetti insieme ai malati e ai sofferenti cui l'Ostensione 2015 è particolarmente rivolta". "L'Amore più grande - ha evidenziato - è il segreto della felicità per le giovani generazioni, un invito a superare ogni forma di scoraggiamento. Anche Papa Francesco - ha commentato mons. Nosiglia - ha messo al centro i giovani nel programma della sua visita a Torino: in piazzetta Reale verrà salutato da un giovane lavoratore, pranzerà con i giovani detenuti delle Vallette, incontrerà gli educatori degli oratori a Valdocco e il mondo giovanile in piazza Vittorio al pomeriggio, durante la Messa del mattino un giovane disabile leggerà le preghiere dei fedeli ed una coppia di giovani sposi porterà i doni all'offertorio.

"I giorni dell'Happening - ha concluso l'arcivescovo- vogliono dunque favorire esperienze di amicizia e incontri fra giovani provenienti da tutta Italia ed anche dall'Europa".

La riflessione di Mons. Cesare Nosiglia

L’AMORE CRESCE ATTRAVERSO L’AMORE
Cari amici,

«Mi ami tu più di costoro?» (Gv 21,15) è una domanda inquietante per Pietro, che Gesù ripete tre volte, quante sono state le volte che egli lo ha rinnegato la notte del sua passione. Sembra quasi che voglia chiedere a Pietro di riscattare il suo peccato con una professione di Amore ripetuta e sempre più intensa e profonda. A Pietro, che dovrà confermare nella fede i suoi fratelli e pascere il suo gregge, Gesù chiede un supplemento di Amore anche verso di lui, perché egli dovrà amare come ha amato lui senza riserve e per sempre. È un amore che Gesù chiede anche a ciascuno di voi questa sera, cari amici. Siamo entrati nella notte che attraverseremo vegliando per gustare la ricchezza della fraternità che ci lega e della riconoscenza al Signore. Perché, lo sappiamo e lo crediamo, questa notte non è buia e triste, ma è illuminata dalla luce della gioia che fa pregustare l’incontro con il successore di Pietro, la sua parola, i suoi gesti che nutriranno il nostro cuore di un’esperienza di amore indimenticabile. Lui è la roccia su cui Gesù ha voluto fondare l’unità della sua Chiesa, il garante delle nostra unità, il fedele testimone del suo amore.
Nessuno può vivere senza amore. Eppure quanta gente persegue la via di un amore che non dà vera gioia ed è fonte di delusione, se non addirittura di sofferenza! L’amore cresce solo attraverso l’Amore più grande del Signore: e questo significa che, solo chi ama in lui e come lui, può gustare fino in fondo il vero amore. Il suo amore è divino, ed è capace di trasformare anche il nostro in “divino”, unendoci a Dio, che è l’Amore.
Quando Gesù ci invita ad amarLo, indica l’unica strada che rende felice l’amore e lo riscatta dall’egoismo e dalla ricerca del possesso: è infatti il suo amore che ci spinge a donarci agli altri senza chiedere niente in cambio. Sì, carissimi, non lasciamoci irretire da esperienze e proposte di amori passeggeri, parziali e alla lunga privi di quella felicità che cerchiamo. Amare una persona significa non poter fare a meno di lei, desiderarla e investire su di lei la propria vita e il proprio futuro. Niente è più possessivo e coinvolgente dell’amore. Così è anche nei confronti di Gesù. Egli va continuamente cercato e chiede di permeare la mente, il cuore, i pensieri e la vita di ogni giorno. Il suo amore è esigente e non può essere vissuto nella mediocrità.
Penso che molti giovani diano per scontato di credere in Cristo e di amarlo e stemperino la ricerca appassionata e continua della sua persona per accontentarsi di qualche sprazzo di esperienza esteriore e spesso deludente dell’incontro con Lui. Operano in parrocchia a servizio di ragazzi e giovani, si dedicano ai poveri, partecipano anche alla Messa, ma la loro fede è debole e nel loro cuore non c’è posto per Gesù Cristo. Egli è come lo sfondo di un teatro, ma che non c’entra nulla con quanto si sta svolgendo sulla scena della vita reale che costruisce la trama dei nostri giorni, a casa, a scuola o all’Università, al lavoro e con gli amici nel tempo libero. Si parla di tante cose, si discute di tanti problemi quando ci si incontra, si fanno esperienze anche belle insieme, ma Lui non c’è, o è considerato un “presente-assente”. La fatica di conoscerlo attraverso la Parola di Dio, la preghiera, lo stare con lui nel silenzio del cuore, il cibarci di Lui nell’Eucaristia, si fa sentire ed impedisce l’incontro amoroso fatto di dialogo e del desiderio profondo e sincero che investe l’anima. Ritorna la domanda che lui stesso ha rivolto ai suoi amici: «Chi sono io per voi?» (cfr. Mc 8,29). Una domanda non virtuale e astratta che ne presuppone subito un’altra: dove posso incontrarti e sperimentare questo amore così grande Signore, da non poter più fare a meno di te?
Quando ero giovane prete, risuonava nella cultura sessantottina di quei tempi lo slogan: «Cristo sì, Chiesa no». Era un modo per dire che la Chiesa non poteva appropriarsi di Gesù Cristo e pretendere di avere il monopolio della sua persona e del suo insegnamento. Una Chiesa troppo carica di strutture, organizzazione, istituzioni, può oscurare, più che agevolare, il cammino di un giovane verso Gesù. Ma una scarsa accoglienza e partecipazione alla vita della Chiesa può impedire di conoscere e di incontrare il vero Gesù, a vantaggio di quel “mio Gesù” che ciascuno immagina a suo uso e consumo. È facile infatti costruirsi il proprio Gesù secondo i gusti del momento, quasi fosse un idolo da trasportare qua e là, adatto per tutti e per tutte le stagioni.

Il confronto con il Gesù del Vangelo è arduo e impegnativo. Lo è stato anche per Pietro e gli altri discepoli, che messi di fronte al suo mistero, lo hanno rifiutato ed abbandonato, giudicando le sue pretese chi troppo divine, chi troppo umane, e quindi troppo scandalose perché deboli e umili di fronte alle ingiustizie subite, per essere accettate. Oggi avviene lo stesso. L’amore a Cristo, se non vuole essere virtuale ed emotivo, va di pari passo con l’amore al Gesù del Vangelo che la Chiesa annuncia e si sforza di vivere nella concretezza della realtà di ogni giorno. Amare il Gesù del Vangelo che la Chiesa autorevolmente ci consegna mediante il Papa e i vescovi significa lavorare perché essa corrisponda sempre meglio alla volontà di Cristo, a come Egli l’ha pensata e desidera che sia nel mondo. Perché Gesù non appartiene alla Chiesa, che invece ne è serva e discepola e deve sempre convertirsi al suo Signore.
Oggi, però, Gesù richiede alla sua Chiesa un Amore più grande, attraverso il pressante invito del successore di Pietro, Papa Francesco, che la spinge a uscire fuori dai suoi recinti autoreferenziali che abitualmente abita e in cui si sente sicura e protetta. È un amore che allarga l’orizzonte del suo abbraccio misericordioso verso tutti, buoni e cattivi, vicini e lontani, credenti e non, e che sopratutto privilegia i poveri e gli esclusi.
Per questo vi invito, carissimi, a stimolare le vostre comunità, oratori e gruppi a non chiudersi in se stessi paghi di quanto si fa insieme nei cerchi ristretti di riferimento, ma ad avere il coraggio di oltrepassare le frontiere che innalziamo nei confronti degli altri, che stanno “fuori” dei nostri accampamenti, e con i quali tuttavia condividiamo studio o lavoro, tempo libero e amicizia. Sarà questa senza dubbio la salutare provocazione che papa Francesco ci rivolgerà domani. Ciascuno di noi senta dunque rivolto a se stesso l’invito di Gesù a Pietro: «Mi ami tu più di costoro?». E risponda con sincerità di cuore: Signore Tu sai tutto. Tu lo sai che ti voglio bene.

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