L'Arcivescovo Nosiglia in visita alla Casa occupata La Salette

Nel quartiere Parella l'incontro del Pastore della Chiesa di Torino con le persone che vivono nel pensionato in autogestione

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L'Arcivescovo Nosiglia in visita alla Casa occupata La Salette

Sono circa 90 le persone che l'Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha incontrato in via Madonna de La Salette numero 12 il 30 dicembre scorso. Si tratta di rifugiati e titolari di protezione internazionale che ormai da quasi un anno occupano l'ex pensionato per lavoratori e studenti di proprietà della Congregazione dei Missionari Nostra Signora de la Salette (ma anche alcune famiglie o persone italiana sfrattate).

 

 "Trasformare l'inopportuno in opportunità", è questo il senso del progetto che la Diocesi di Torino, l'Ufficio Pastorale Migranti, la Caritas Diocesana e la Congregazione dei Missionari de la Salette stanno costruendo insieme alle diverse anime che popolano e frequentano l'ex pensionato.

 

L'Arcivescovo e la Diocesi di Torino hanno l'idea di trasformare la casa occupata in una residenza di passaggio. Il primo anello di un percorso che dalla (occupazione passando attraverso la ristrutturazione e la gestione della casa  dovrebbe portare...) pura accoglienza dovrebbe portare al raggiungimento dell'autonomia dei rifugiati.

 

Ad oggi, l'ex pensionato di via Madonna de La Salette risulta essere una casa in buona autogestione, dove si producono assemblee collettive in grado di assumere decisioni condivise, le stanze e gli spazi comuni vengono tenuti diligentemente puliti ed è stato recuperato il giardino adiacente lo stabile, dove ora trova spazio un curatissimo orto.

 

L'Ufficio Pastorale Migranti, in accordo con la Congregazione dei Missionari di Nostra Signora de La Salette e con la Diocesi di Torino, ha scelto la via della partecipazione e condivisione per cercare soluzioni stabili e strutturate, rispettose delle persone, ma anche del territorio e delle regole di convivenza sociale. Ha dato quindi vita e tuttora coordina un gruppo di progetto che include gli abitanti della casa occupata, il Comitato di solidarietà, alcune cooperative sociali, operatori sociali e professionisti. Un percorso non privo di ostacoli, che si sta comunque realizzando mantenendo ben chiaro il fine del lavoro: prendersi cura dei migranti, sostenerli nel loro percorso verso l'autonomia ed evitare che la casa occupata diventi nel lungo periodo una "gabbia di marginalità".

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Durante l’incontro di martedì, sotto l’albero di Natale allestito nella palazzina, i rifugiati hanno lasciato una serie di biglietti per Nosiglia: in molti lo hanno ringraziato per il suo intervento, ma qualcuno, dopo anni passati nella più sconfortanti precarietà, ha voluto anche esprimere la sua perplessità. “Di questo progetto – ha scritto uno di loro – non mi fido per niente. Ho visto tanti progetti come questo qui, ma non funzionano mai: si approfittano sempre degli stranieri”. Per quanto possibile, l’Arcivescovo ha voluto rassicurarli: “questo non è un progetto per voi, ma con voi: verrete coinvolti in tutto. Vedrete che col tempo guadagneremo la vostra fiducia” 

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