"Dio ci spinge a uscire da noi stessi", echi dal Congresso Eucaristico di Genova

Nelle parole del cardinale Angelo Bagnasco Arcivescovo della città  la ricchezza emersa dalla quattro giorni di preghiera e catechesi

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"Dio ci spinge a uscire da noi stessi", echi dal Congresso Eucaristico di Genova

 Da giovedì 15 settembre a domenica 18 il Congresso Eucaristico nel capoluogo ligure è vissuto nella preghiera, i canti, il silenzio, la gioia e gli atti concreti di misericordia, a fianco di una città che osservava insieme ai molti turisti, incuriosita ma rispettosa da popolo in cammino.

 

Il  Congresso Eucaristico a Genova, dopo quello lontano del 1923, è stato un avvenimento di fede e spiritualità ha coinvolto  la comunità cittadina non solo cristiana

Il coinvolgimento è andato via via crescendo, non solo da parte della Comunità diocesana, ma di tutta la città. La macchina della comunità genovese ha preso coscienza di quest’ appuntamento non solo dal punto di vista spirituale ma anche sociale e tutto è stato molto sentito e partecipato. Molto indicativa la collaborazione dei cori delle parrocchie (700 cantori) che hanno animato queste giornate insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice. I delegati al Congresso sono stati a visitare i luoghi significativi della città dove si realizzano delle opere di misericordia sia spirituali sia corporali: Centri di accoglienza profughi, mense, monasteri di clausura, cimitero, scuole e carceri. E come frutto del Congresso, come opera segno, ci sarà l’attivazione di due strutture per una quarantina di persone senza dimora; forniranno la cena, il riposo per la notte e la prima colazione agli ospiti nella zona est e nella zona ovest della città. Spero che le comunità cristiane che vivono attorno a questi luoghi si attrezzino con il cuore e l’intelligenza per stare accanto a queste persone. Non si tratta solo di costruire strutture, ma di saperle gestire: l’intenzione non è solo quella di creare dei luoghi ma di dare un’anima a questi luoghi. Inoltre la raccolta di offerte della celebrazione eucaristica conclusiva sarà inviata alle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma nell’agosto scorso.

Che cosa significa nel mondo odierno un Congresso Eucaristico?

Il Congresso eucaristico è un momento pubblico di preghiera attorno all’Eucarestia che per noi cristiani è il cuore della fede. In quest’ occasione esprimiamo la nostra fede anche al di fuori delle chiese, dando una testimonianza di gioia della fede cristiana alla città che ci ospita attraverso un messaggio particolare.

Quale rapporto tra il Mistero Eucaristico e l’anno giubilare della misericordia?

 

La scelta del tema di questo Congresso, dalla Quarta Preghiera eucaristica, lega proprio l’Eucaristia con la misericordia in questo Anno Santo. Quest’ unione spirituale e reale in un’indicazione che il pontefice ci ha indicato.Se Gesù –ha scritto Papa Francesco – è il volto della misericordia di Dio, l’Eucaristia, essendo la presenza reale di Cristo, possiamo dire che è il volto sacramentale della misericordia. E quindi l’Eucaristia diventa veramente il luogo espressivo, visibile della misericordia del Signore, di cui tutti abbiamo bisogno. Dio esce da se stesso e ci spinge a fare altrettanto, a uscire da noi stessi. Se l’Eucaristia ci spinge alla missione e alla carità. Dall’Eucaristia celebrata e adorata, saremo spinti a vivere l’Eucaristia nella dimensione della maternità e della missionarietà. E questo è stato sottolineato fortemente proprio attraverso le opere di misericordia e attraverso le catechesi dei vescovi.

 

Un Congresso Eucaristico che raccoglie l’eredità del Convegno Ecclesiale di Firenze di circa un anno fa. In che modo?

 

Ricordiamo i "cinque verbi" di Firenze, che abbiamo tratto dall’Evangelii Gaudium: uscire, abitare, educare, annunciare e trasfigurare. Bene, questi cinque verbi, che sono stati richiamati anche dal Santo Padre, sono stati applicati come una lente particolare al tema dell’Eucaristia. Le catechesi dei vescovi hanno affrontato il tema dell’Eucaristia, ma ciascuna attraverso questo taglio specifico di uno di questi cinque verbi. E questo è un primo aspetto fondamentale, che ci lega fortemente e porta avanti il Congresso di Firenze e il grande discorso che il Papa ci ha donato.

 

Il Congresso un momento di carità, di catechesi e di preghiera che non si astrae da una realtà spesso fatta di sofferenze e dolore per molti popoli
Non si può pensare a una dinamica diversa da quella di unire l’Eucaristia celebrata all’Eucaristia testimoniata. Quella a favore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle colpite dal sisma è una scelta all’insegna della carità e della missionarietà, che sono le due conseguenze fondamentali dell’esperienza liturgica. Nell’Eucaristia il corpo e il sangue di Cristo donati per noi ci spingono a stare vicini a coloro che si trovano nel bisogno e ad annunciare la grazia della Vangelo e il suo messaggio liberante, di speranza. E nonostante vi sia nel mondo un processo di allontanamento del Mistero della vita e della fede, i segnali sono incoraggianti. Le domande di senso restano quelle di sempre. A Cracovia nel corso della Gmg ho partecipato all’Adorazione con milioni di giovani in un silenzio intensissimo e carico di ascolto. Dio padre ci guida e ci protegge e non sentiamo la sua nostalgia. Per questo sarebbe bello che tutti i giorni ci accostassimo all’Eucarestia e ci fermassimo a pregarla per diventare discepoli e testimoni di Gesù sulle strade del mondo. 

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