Terremoto in Nepal, l'azione internazionale della Caritas

Caritas italiana ha messo a disposizione un primo contributo di 100mila euro e a breve invierà una sua missione, l'azione dei Camilliani

Parole chiave: nepal (2), disastro (1), aiuti (5), terremoto (46), emergenza (28)
Terremoto in Nepal, l'azione internazionale della Caritas

’era un Paese bello e gentile, una sorta di India minore dove convivono pacificamente tutte le religioni, illuminata dai sorrisi del suo popolo, povero ma dignitoso, e dallo splendore stupefacente dei suoi templi buddisti e induisti, dei suoi monumenti, delle sue montagne e della natura spettacolare. Ora in Nepal ci sono lacrime, cadaveri sotto le macerie o sulle pile di legna per la cremazione, distruzione ovunque, migliaia di feriti negli ospedali già allo stremo e centinaia di migliaia di persone senza tetto che hanno urgente necessità di assistenza umanitaria. Il governo ha stimato finora circa 3.800 morti ma la Caritas ne teme oltre 6.000 e la popolazione parla addirittura di 10-15mila vittime. Perché molti villaggi vicini alla zona dell’epicentro del terremoto di sabato, di magnitudo 7,8 della scala Richter, non sono stati ancora raggiunti dai soccorsi. Oltre alla nota Durbar square di Katmandu - dove si affacciava ogni giorno la “Kumari”, la dea bambina istruita fin da piccola a fare la vita di una divinità - sono state completamente distrutte anche città storiche bellissime, come il piccolo centro di Baktapur, che sembrava un gioiellino medievale fatto su misura per i viaggiatori che fuggivano dall’inquinamento della capitale, e Patan, la più antica tra le città reali nella valle di Kathmandu. A Pokhara, la cittadina da cui si partiva per le escursioni sull’Himalaya, c’è ancora ansia e panico per i tanti alpinisti dispersi. Nel dramma della popolazione, come già avvenuto durante lo tsunami del 2004, sono infatti rimasti coinvolti anche i turisti, degli alpinisti, ecco perché l’attenzione dei media è ancora così alta. Al momento sono morti tre italiani, altri tre risultano dispersi.

La vicinanza del Papa e della Cei. L’aeroporto di Katmandu è ancora inagibile, alcuni ponti sono crollati e molte vie di comunicazione sono interrotte, manca l’acqua e l’energia elettrica, come spesso capita in queste drammatiche catastrofi naturali. Domenica Papa Francesco ha assicurato “vicinanza alle popolazioni colpite”, preghiera “per le vittime, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità” e ha chiesto la mobilitazione della comunità internazionale perché “abbiano il sostegno della solidarietà fraterna”. La Cei è subito intervenuta con uno stanziamento di 3 milioni di euro dai fondi 8xmille, che arriveranno tramite monsignor Salvatore Pennacchio, nunzio apostolico in India e Nepal. 

Voci da Katmandu. La rete Caritas si è immediatamente attivata per gli aiuti, anche se in condizioni difficilissime. Piove e la notte fa molto freddo. “Ho visto tantissima distruzione - racconta padre Pius Perumana, direttore di Caritas Nepal -, edifici completamente collassati e corpi per strada. Le persone sono ancora intrappolate sotto gli edifici e non sappiamo se sono vivi e morti. Abbiamo bisogno soprattutto di alloggi, i bambini dormono ancora all’addiaccio”. Katmandu è già invasa dalle tendopoli dei senza tetto, che hanno bisogno di tutto. “Speriamo di tornare presto alle nostre case - dice Magdalene Thakuri, 54 anni, ospitata con altre famiglie nella Chiesa dell’Assunzione.Santos Kumash Magar, 29 anni, giovane insegnante, racconta di essersi salvato insieme agli abitanti del suo villaggio perché erano tutti andati all’ordinazione di nuovi sacerdoti a Okhaldhunga, in una zona remota del Nepal orientale: “È stata una esperienza terribile. Tornando verso casa ho visto distruzione ovunque”. Caritas italiana già operativa. “È stato inviato un team di esperti in supporto a Caritas Nepal, soprattutto da Caritas India, e dalla sezione indiana del Crs, la Caritas americana”, spiega al Sir Fabrizio Cavalletti, responsabile dell’ufficio Asia di Caritas italiana. Anche Caritas Bangladesh ha offerto il suo contributo. “Sono già in distribuzione tende, teli per ripari temporanei, coperte, cibo e kit igienici. Pur essendo una realtà piccola, Caritas Nepal riesce ad avere uno sguardo su tutto il Paese”. La priorità rimane la ricerca dei sopravvissuti e l’assistenza ai senza tetto con beni di prima necessità, soprattutto acqua e materiale igienico sanitario. Vi è una preoccupazione particolare per la fasce più vulnerabili, come minori, anziani, disabili. Caritas italiana ha messo a disposizione un primo contributo di 100mila euro e, grazie anche ai suoi operatori nell’area, resta in costante contatto con le Caritas dei Paesi colpiti. A breve invierà una sua missione in zona, per verificare i danni e stabilire un piano d’azione. 

Gli aiuti dalle Caritas europee. Nonostante l’immediata mobilitazione delle Caritas asiatiche perché più vicine ai luoghi del disastro, anche l’Europa non manca di dare il suo contributo. Mobilitato il Cafod (la Caritas inglese) e Caritas Germany, che manderanno propri specialisti nel settore “water and sanitation” (i servizi igienici e l’acqua). Secours catholique-Caritas France ha immediatamente devoluto un primo aiuto di 50mila euro ed ha lanciato una raccolta di fondi. Anche Caritas svizzera ha già versato 500mila franchi in aiuto dei terremotati.

Papa Francesco - A seguito del terremoto che, nel corso del fine settimana, ha colpito con straordinaria veemenza il territorio del Nepal, Papa Francesco, tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, ha stabilito d’inviare un primo contributo di 100mila dollari per il soccorso alle popolazioni. A darne notizia è un comunicato del dicastero vaticano. “Tale somma, che verrà inviata alla Chiesa locale - si legge nel testo -, sarà impiegata a sostegno delle opere di assistenza svolte in favore degli sfollati e dei terremotati, e vuole essere una prima e immediata espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, che Papa Francesco ha assicurato nel corso del Regina Coeli di domenica 26 aprile. Conferenze episcopali e organismi di carità cattolici sono già ampiamente impegnati nell’opera di soccorso”. Secondo i dati al momento a disposizione, ma non ancora definitivi, informa ancora Cor Unum, “le vittime, alcune delle quali registrate anche nei Paesi limitrofi, sarebbero oltre 4.300, circa 7 milioni le persone colpite in 34 distretti dello Stato del Nepal, 1 milione i senzatetto. Due milioni sarebbero invece i bambini bisognosi di aiuto. Diverse località risultano isolate e non sono ancora state raggiunte dai soccorsi. Il governo ha stimato, inoltre, che siano circa 400mila gli edifici distrutti”.

La Camillian Task Force India sta arrivando con il suo team a Katmandu. L’aereo partito da New Delhi arriverà nel pomeriggio di oggi. Il team sanitario coordinato da fratel Madhu farà base presso il Centro pastorale del vicariato apostolico e d’intesa con Caritas Nepal e Catholic Relief Service (Crs) opererà in due villaggi, soprattutto sulle priorità di carattere sanitario (campi di soccorso medico, distribuzione di tende, assistenza medica e medicinali). Per questo i religiosi camilliani chiedono di supportare la loro missione di aiuto con preghiere e sostegni finanziari. Il contributo può essere inviato attraverso Sneha Charitable Trust for CTF Relief Fund. Bank Name: The South Indian Bank Address: Sarjapur Road Branch. A/C Name: Camillian Task Force A/C No: 0518053000007532 and IFSC Code: SIBL 0000518 (Exempt u/s. 80g (5). Altrimenti può essere effettuato un bonifico bancario a Casa Generalizia Ord. dei Chierici Reg. Ministri degli Infermi, Banca: Banca Prossima SpA, Sportello di Roma IBAN IT62 G033 5901 6001 0000 0070 486 Swift: BCITITMX Causale: Emergenza Nepal. 

Fonte: Sir
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