Europa debole e guerra alle porte

Lo storico e politologo Ernesto Galli della Loggia: «Il conflitto in Ucraina preoccupa non poco. Ma lo scenario più pericoloso è al di là del Mediterraneo». La delicata questione dei migranti e la crisi italiana

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Europa debole e guerra alle porte

«I venti di guerra che soffiano ad Est, in Ucraina, preoccupano non poco. Ma lo scenario di guerra attuale, per l’Europa, è quello al di là del Mediterraneo. I nostri confini continentali sono fragili, se l’allargamento dell’Ue avesse sciaguratamente contemplato anche la Turchia, noi oggi ci ritroveremmo il conflitto alle porte di casa. Avremmo confinato direttamente con il mondo islamico. E questa prospettiva, anche se non si è realizzata, interpella comunque tutta l’Europa, al pari degli scontri armati in atto in Ucraina, dell’espansione russa e delle sanzioni dell’Occidente nei confronti di Mosca».

Intervenuto ad Asti, a Passepartout, il festival della Biblioteca Astense «Giorgio Faletti» diretto da Alberto Sinigaglia (che ha avuto per tema «1945-2015: la guerra è finita?»), Ernesto Galli della Loggia ha offerto al folto pubblico presente al Centro San Secondo molteplici occasioni di interesse. Non solo per una riflessione profonda che, mettendo sempre al centro l’Europa, ha provato a ragionare sul passato, su un rapporto, quello tra l’uomo e il conflitto armato, «interpretato dalla cultura occidentale, fin dalla sua nascita, come chiave d’accesso alla realtà», ma anche per un ragionamento, sempre su basi europee, collocato in un presente «complicato e difficile» e, soprattutto, in un futuro «quanto mai incerto».

L’intervento dello storico, politologo ed editorialista del «Corriere della sera», d’altronde, intendeva rispondere alla domanda: «E’ proprio impensabile una guerra in Europa dopo settant’anni di pace?». Una domanda alla quale Galli della Loggia ha risposto affondando la sua analisi nell’antica Grecia per poi riportarla ai giorni nostri, non senza qualche acuta provocazione intellettuale. «Negli ultimi vent’anni», ha detto, «l’Europa ha dimezzato la sua aviazione tattica, l’artiglieria è passata da circa 40 mila pezzi a poco più di 20 mila, Germania, Francia e Italia, le nazioni più popolose del continente, ora possono schierare complessivamente solo 770 carri armati. Noi, in Europa, dopo la carneficina della Prima guerra mondiale e i massacri del secondo conflitto, non vogliamo più saperne della guerra, pensiamo che non esistano più situazioni critiche per le quali valga la pena avere dei nemici. Ma la pace disarmata non fa dell’Europa un vero soggetto politico. Poi, certo, possiamo sempre contare sull’alleanza con gli Stati Uniti, ma questa alleanza risponde innanzitutto agli interessi degli Stati Uniti, non dell’Europa. Con tutte le problematicità e gli interrogativi che questo rapporto apre, non da oggi».

l'articolo completo su «il nostro tempo» di domenica 21 giugno

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