Ecco perché lo fanno

Le periferie musulmane rischiano di diventare piccoli emirati, dove il reclutamento per il jihad procede quasi indisturbato

Parole chiave: isis. bruxelles (1), strage (33), jihad (4)
Ecco perché lo fanno

Nei commenti che hanno fatto seguito “a caldo” all’attacco all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles da parte dell’Isis, che ha causato 32 morti e 250 feriti, manca spesso una risposta convincente alla domanda: perché lo hanno fatto? «Perché ci odiano» o «perché hanno un’ideologia di morte» risponde al quesito sul piano psicologico, ma non su quello politico e strategico. Anche chi odia e ha un’ideologia criminale sceglie i suoi obiettivi in funzione di una strategia. Né basta la sola spiegazione della «vendetta» per l’arresto in Belgio del super-terrorista Salah.

Lo spot pubblicitario per reclutare giovani estremisti disposti a partire per le terre del califfato rimane il primo motivo degli attentati. Ma se ne aggiunge un secondo, chiaramente illustrato nella letteratura dell’Isis, che tra l’altro è scritta da persone di buona cultura. Lo stesso califfo al-Baghdadi non è un contadino, ma un accademico con uno o, secondo alcuni, due dottorati universitari. Il secondo obiettivo è creare il caos in alcuni Paesi identificati come “a rischio” per l’incapacità della polizia di controllare periferie e banlieue, dove non osa neppure avventurarsi e dove ci sono tanti musulmani. Il caos costringerà la polizia a occuparsi d’altro e a non ostacolare il reclutamento dell’Isis. E in una società in preda al caos il reclutamento diventerà anche più facile. Lo spiega un opuscolo pubblicato nel mese di luglio 2015 dall’Isis, «Gang musulmane».

Un autore particolarmente influente sull’Isis, ma anche sull’ultima generazione di al-Qaeda, è il siriano (ma cittadino spagnolo) Abu Mussab al-Suri. È un teorico del jihadismo che ha criticato al-Qaeda per la sua ossessione nei confronti degli Stati Uniti, che ha portato agli attentati dell’11 settembre 2001, spettacolari ma politicamente inutili. Secondo al-Suri occorre invece colpire in Europa. Perché gli europei, a differenza degli americani, si spaventano e si ritraggono quando sono colpiti. E perché le periferie musulmane dell’Europa, soprattutto in Francia e in Belgio, sono a un passo dal diventare piccoli emirati, terre di nessuno dove il reclutamento per il jihad in Medio Oriente può procedere quasi indisturbato. Le teorie di Al-Suri sembravano lontane dalla realtà. Fino agli attentati di Parigi e Bruxelles.

leggi l'articolo completo su il nostro tempo di domenica 27 marzo

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