Thyssen fu tragedia di una città fragile

Dieci anni fa il rogo. Una riflessione

Parole chiave: Thyssen (5), torino (731), strage (33)
Thyssen fu tragedia di una città fragile

In quella notte di freddo e di fuoco, Torino sobbalza per l’esplosione e la concitazione di sirene che lacerano le strade deserte e colonne di fotocellule che tagliano il buio.  È l’una e 43 quando arrivano  le chiamate al 115 e  al 118 , 6 minuti e 54 secondi: il racconto dall’inferno. Agghiacciante. Si sente sullo sfondo un urlo straziante: «Acqua, prendete l’acqua, non voglio morire», ma Antonio Schiavone non ce la fa;  per gli altri comincia un’agonia terribile, una lotta per la vita che, lentamente, si ferma tra i fiori in chiesa, l’abbraccio della città e del card. Poletto, sconvolto da quella «Via crucis» nelle stanze degli ospedali, gli sguardi impietriti di padri, madri, mogli, figli.

Dieci anni fa, per ore, si parlò di un infortunio grave, un rogo terribile, non certo l’inizio di una «Spoon River» così feroce. Si sapeva poco, quasi nulla; le prime immagini registravano la corsa delle ambulanze, operai che correvano nel tentativo di fare qualcosa per salvare i compagni, l’incubo di quei bagliori attorno alla linea 5, luci sinistre, urla, sconforto, incredulità.

Poi, mentre un’aurora sfacciatamente illuminava una scena di morte, tutti, lentamente, capimmo che era peggio, molto peggio. Quella scritta Thyssen Group, che tagliava i riflessi delle fiamme in corso Regina, fu subito una breacking news mondiale. I nostri telefoni, in via Verdi 14, alla Rai, impazzirono. Io c’ero. Partirono le dirette e fu una catena straziante di cronache, tra commozione e singhiozzi e, lentamente, quelle foto, quegli occhi, quel quadro di una storia che nessuno mai avrebbe voluto vedere presero i contorni, le sfumature, i colori, l’intensità e le dimensioni di una tragedia mai vista. Ma purtroppo quando, appena giorno, vedemmo colonne di fumo nerastro salire dal parco della Pellerina verso le montagne innevate, era già tutto compiuto; era già troppi tardi. Il resto è il dolore che rimane profondissimo ed indelebile, il resto è il corso della giustizia, il resto è la misericordia di Dio.

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