"Regione pronta a salvare Gtt", gennaio decisivo

Intervista - Il vicepresidente Reschina incalza l'azienda di trasporti pubblici: "Copriremo il passivo purché ci dimostri una strategia di rilancio"

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"Regione pronta a salvare Gtt", gennaio decisivo

«La morale della lunga e tormentata vicenda del Gruppo Torinese Trasporti (Gtt), cominciata ufficialmente il 13 settembre scorso, quando il Presidente Sergio Chiamparino e la Sindaca Chiara Appendino si ritrovarono attorno al tavolo per discuterne con il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio, è una sola: la Regione Piemonte è convinta che esistano tutte le condizioni per dare un futuro a Gtt, sia come società pubblica, sia come pilastro per lo sviluppo dei trasporti sul territorio». Interrogato da «La Voce e Il Tempo» Aldo Reschigna, vicepresidente della Regione, cancella ogni dubbio sulle intenzioni dell’Amministrazione Chiamparino, pronta a intervenire per evitare il fallimento dell’azienda trasporti. Tutto è però subordinato all’affidabilità del Piano industriale che Gtt sta mettendo a punto in questi giorni (il Consiglio di Amministrazione è stato convocato il 3 gennaio, mentre andiamo in stampa): serve un Piano di sviluppo e risanamento ben chiaro, ponderato e credibile.

La disponibilità della Regione è stata più volte affermata e ribadita, documentata anche con atti concreti: per esempio il completo pagamento di fatture prossime alla scadenza, che ha consentito a Gtt di pagare stipendi e tredicesime ai propri 4.800 dipendenti. Reschigna e Chiamparino ne hanno dato notizia durante la conferenza stampa di fine 2017 (27 dicembre, vedi altro servizio in questa pagina) per replicare alle accuse della Giunta Appendino (il Comune di Torino controlla Gtt attraverso la Holding FCT) sui debiti della Regione verso l’azienda trasporti, diventati oggetto di una transazione definitiva da 25 milioni di euro.

«La condizione per l’intervento regionale rimane il varo di un attendibile Piano industriale – ribadisce Reschigna - che Gtt deve portare alla luce del sole con le necessarie coperture finanziarie». Il nuovo Piano sarà il terzo presentato in un breve arco di tempo: un segno delle difficoltà dei vertici Gtt a costruire un’efficiente impalcatura gestionale per dare una prospettiva all’azienda, assecondando le stesse asserzioni della sindaca Appendino che nel suo incontro di fine anno con i giornalisti (29 dicembre) è stata esplicita: «non vogliamo metterci una pezza», ma dare un progetto di lungo respiro.

Su questo terreno Regione e Comune marciano uniti e senza invasioni di campo da parte della prima, assicura Reschigna: «Non è nostra intenzione mettere il caso nei disegni di Gtt, né intendiamo dare veste d’azionista al nostro contributo economico; ma neppure il Cda di Gtt può eludere il problema tralasciato nei precedenti Piani, in cui i numeri ballavano come un vestito più grande di troppe taglie. E la richiesta di copertura finanziaria non è sinonimo di contrapposizione tra Regione e Comune, ma è responsabilità congiunta di chi governa. I soldi ci devono essere tutti. In caso contrario, non si farebbe gli interessi della Città. E allora sì che ci si troverebbe solo dinanzi a un intervento tampone, a un guscio vuoto privo di finalità di rilancio».

La Regione è pronta a versare nelle casse di Gtt 40 milioni di euro per coprire il disavanzo. Non è una cifra irrisoria. Rappresenta il 5% dei Fcs (fondi di coesione e sviluppo, circa 900 milioni). he il governo di piazza Castello sottrarrà a investimenti diretti, per avviare «un doveroso impegno sociale che garantisca la sicurezza economica a migliaia di famiglie, unita al mantenimento dell’occupazione e alla riqualificazione e modernizzazione dei trasporti torinesi», dice Reschigna.

Gtt è sinonimo di metrò sotterraneo, trasporto metropolitano, partecipazione in altre società di trasporti. L’azienda torinese è seconda soltanto all’omologa di Milano per ruolo e potenzialità del bacino d’utenza. Stiamo entrando in una stagione potenzialmente favorevole per lo sviluppo: nei prossimi 4-5 gli investimenti dello Stato nel trasporto pubblico creeranno le condizioni per l’ammodernamento del parco circolante, treni e autobus, nel Paese. «A condizione che il Comune di Torino – insiste Reschigna – dia un segnale decifrabile sulle sue intenzioni per individuare quei 25 milioni che mancano a coprire l’intero fabbisogno del piano».

I vertici di Gtt sostengono che non manchino 25 milioni, ma solo 15. La sforbiciata operata nell’arco di una settimana risulta incomprensibile ai più. Quale che sia la cifra – 15 o 25 milioni – la Regione vuole che sia originata da movimenti limpidi e trasparenti, non generati (com’è stato ventilato) da tagli al personale, oltre a quelli che già derivano (600 dipendenti) dal mancato turn over per i prossimi anni. Esuberi, si è letto, pari a 200 dipendenti che hanno prodotto uno stato d’allarme in Regione. 

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