La forza della preghiera

Alla Certosa di Pesio (Cn), il senso dell'orazione personale  e della comunità. Intervista a padre Francesco Peyron

Parole chiave: monachesimo (2), preghiera (51), spiritualità (14), fede (42)
La forza della preghiera

La nostalgia del sacro presso la nostra società occidentale, nel solco appena varcato del terzo millennio, si fa sentire in modo sempre più marcato, accentuato, tenace, nonostante un certo secolarismo dilagante e imperante. E questo bisogno di comunicare in modo sostanziale con il soprannaturale, si può registrare e confermare anche in un esplicito rimando alla preghiera.

Un appuntamento con Dio

La preghiera, nel suo significato più diretto e profondo, contestualizza un rapporto con il trascendente, una relazione con il divino, un’empatia con il mistero, un incontro personale con un Tu, un appuntamento con Dio, che si esprimono secondo modalità e percezioni diverse.

Diventa, allora, la preghiera, un’occasione privilegiata in cui si consente di fare spazio nel proprio cuore, nella propria anima, nella propria vita all’«Altissimo Onnipotente Bon Signore», come direbbe, o esulterebbe, san Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle creature.

 Pregare sempre

A volte non se ne ha voglia, si dice che non se ne trova il tempo, che non si è nemmeno capaci di pregare... C’è pure chi preferisce dedicarsi allo yoga o al buddismo, per esempio, o ad altre varianti, tutti modi diversi di vivere la preghiera, di seguire una disciplina di preghiera…   

Ma per chi pratica la fede cristiana, la vita è letteralmente ritmata e scandita dalla preghiera. La lettura o l’ascolto della Parola di Dio del Vecchio e Nuovo Testamento, la recita del rosario, o dei salmi, le invocazioni, le consuete preghiere del mattino e della sera, il partecipare alla Messa, ecc. costituiscono molteplici esempi mediante i quali si tende a fare esperienza di Dio, comunione con Dio, secondo la Tradizione e secondo le esigenze più profonde del nostro mondo interiore.

Il salmo 109 recita: «io sono preghiera». Nel Vangelo di Luca e nella  prima lettera paolina ai Tessalonicesi s’invita a «pregare sempre», a «pregare senza interruzione». Quasi come a dire che una cosa sia recitare delle orazioni, un’altra sia fare esperienza di preghiera. La preghiera dunque non è da intendersi alla stregua di blaterare parole con la presunzione di essere esauditi, non è nemmeno un rifugio fine a se stesso nella contemplazione intimistica, da interpretarsi come una mera fuga dalle proprie responsabilità, non si limita a tamponare dei momenti della giornata, ma sprona a fare dell’intera giornata un’invocazione, un ringraziamento, una lode…

Un nutrimento necessario

Si dice di solito che la preghiera sia un nutrimento necessario all’uomo, alla sua vita, come lo è il cibo per il corpo o la ginnastica per i muscoli: sembra semplicistico ragionare così e fare questi paragoni, ma diventa ancora più sconvolgente, nel senso più positivo del termine, prendere coscienza e consapevolezza della forza, dell’importanza della preghiera, dell’energia che da essa promana. Farà senza dubbio sensazione l’accorgersi di come s’irrobustisca la propria umanità – e sappiamo tutti quanto quest’ultima sia fragile, debole, incostante, fiacca, incerta, mutevole –, se si chiede insistentemente assistenza allo Spirito Santo, a Esso ci si abbandoni e da Esso ci si lasci ispirare e guidare.

Una vita fatta anche di preghiera

Abbiamo posto alcuni interrogativi sull’importanza e la necessità della preghiera a padre Francesco Peyron, un missionario della Consolata che da diversi anni dirige una casa di spiritualità presso la Certosa di Santa Maria in Valle Pesio in provincia di Cuneo (www.certosadipesio.org). Le sue risposte certamente incoraggeranno a ridare alla preghiera il suo giusto valore, a riscoprirne la bellezza, la forza, l’urgenza. E a far sì che  il tabernacolo in chiesa trovi uno spazio anche nel proprio cuore e diventi un punto di riferimento essenziale nella vita di tutti i giorni. 

Nella vita quotidiana di un cristiano che importanza ha la preghiera, perché diventa necessario dedicare del tempo alla preghiera durante il giorno?

«Mi sembra che la vita di un cristiano debba essere vita, e vita vuol dire: risposta. Vuol dire: verità di scelte. Vuol dire: testimonianza. Concretamente vuol dire: perdono, vuol dire: sguardo ai poveri, vuol dire: fedeltà alle proprie scelte, e potrei continuare nella enumerazione della concretezza delle riposte. Ma per rispondere così, abbiamo bisogno di un’energia dentro di noi, abbiamo bisogno di una forza, quella che san Paolo chiama l’energia vitale di Cristo, e questo si vede dalla preghiera. La preghiera dà e diventa vita».

Come si dovrebbe pregare perché questo dialogo con Dio sia davvero tale e non un monologo o una perdita di tempo?

«La domanda è molto bella e sarebbe anche molto lunga la risposta. La sintetizzerei in questa: una fede viva nel Signore vuol dire abbandono, fiducia, crederci. Un po’ come il cieco Bartimeo, nel Vangelo di Marco, che, sgridato dalla gente, gridava più forte. Deve essere cioè un grido a Dio, che parte da una fede, da una fiducia, da un abbandono!».

Nel Vangelo i richiami alla preghiera sono molteplici. Gesù ricorreva spesso a momenti di preghiera. C’è un passo in cui, per esempio, insegna il Padre Nostro e un altro in cui suggerisce che la preghiera e il digiuno sono un’arma invincibile contro satana. Altrove dice che «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». E poi come non ricordare la preghiera nell’orto del Getsemani. Nel fare come ci ha indicato il Cristo nei Vangeli, dunque, è il modo più autentico di pregare?

«Mi pare che nella domanda ci sia già la risposta. È esattamente questo: dalle parole di Gesù, dalla Bibbia impariamo veramente a pregare. La Madonna, che conservava tutte queste cose nel suo cuore, come dice il Vangelo di Luca, e che pregava il Magnificat, insieme a Gesù sono i veri maestri della preghiera».

Silenzio e ascolto due aspetti non trascurabili nella preghiera

«Direi due aspetti fondamentali della preghiera. Sul silenzio e sull’ascolto ci sarebbe molto da dire. Perché il silenzio non è soltanto un silenzio esterno, trovando magari anche un luogo adatto, ma è soprattutto un silenzio del cuore. Dentro portiamo affanni, preoccupazioni, distrazioni, attaccamenti ai peccati, gelosie, discordie, ecc., tutte realtà che non creano il silenzio interiore, e dal silenzio l’ascolto. Se sto facendo una telefonata e c’è gente che mi grida attorno, dico: «State zitti!», per poter parlare. Così, nella preghiera, se ho il cuore turbato, pieno di affanni, preoccupazioni, attaccamenti, non posso avere anche un ascolto di quello che Dio vuole dirmi. Quindi mi sembra che  silenzio e ascolto siano correlativi. Creare il silenzio del cuore vuole dire mettere le premesse necessarie e indispensabili per un atteggiamento di ascolto».

Nel Vangelo è anche riportato che «Maria meditava tutte queste cose nel suo cuore», anche questo atteggiamento interiore è preghiera?

«Certamente la Madonna è nostra maestra nella preghiera, come dicevo prima. E questo brano del Vangelo è di grande insegnamento, insieme al Magnificat, per chi volesse intraprendere un autentico cammino di preghiera».

A proposito di Maria, la preghiera del rosario viene caldamente consigliata dalla Madonna stessa nelle sue apparizioni di Fatima, Lourdes, Medjiugorie. Perché?

«Perché la preghiera del rosario, come l’ha definita papa Paolo VI, è una preghiera contemplativa. Una preghiera che ci fa aprire i vari misteri della Storia della Salvezza. Non è una ripetizione monotona e stanca di Ave Maria con le labbra, ma è nella melodia dell’Ave Maria aprirsi all’incontro con i misteri della Storia della Salvezza di Gesù. Non è facile, ma certamente è una grande preghiera».

Preghiera come terapia, è corretto definirla anche così?

«Direi di sì! Terapia del cuore, dell’anima, pacificazione interiore, guarigione dai nostri mali, lotta al peccato. La preghiera, se intesa come terapia nel senso più alto della parola, cioè affinché l’uomo ritorni veramente a essere quello che è, figlio di Dio, figlio della Luce, figlio della Risurrezione, è una terapia».

Preghiera di vita e vita di preghiera, le due cose si sovrappongono o coincidono?

«Direi che le due cose si fondono insieme. Vita di preghiera vuol dire chiedere questo aiuto per vivere una vita che sia una risposta. Pensiamo all’esempio di san Francesco, che con una vita intensa di preghiera usciva con una preghiera di vita, cioè la sua lode al creato, il suo affidamento al Signore, la sua vita di gioia, espressa per esempio nel qui è perfetta letizia, erano una preghiera vivente. Mi sembra che le due cose si fondino, come si evince dagli esempi di tanti santi, basti citare Madre Teresa di Calcutta e il suo amore per i poveri…».

Quando vi è aridità, distrazione, o si cede alla superficialità, alla noia, la preghiera che si sta facendo vale ancora?

«Se c’è nel cuore il desiderio di perseverare, nonostante queste normali realtà di distrazioni e aridità, certamente la preghiera ha valore, e il Signore ci dice: – Perseverate, vigilate, non mollate –. Se, invece, superficialità, distrazioni sono provocate da un nostro attaccamento volontario al peccato, da una nostra disaffezione alla preghiera, allora il discorso è diverso. Ma vorrei qui interpretarlo come un invito alla perseveranza, nonostante a volte la reale fatica della preghiera».

La preghiera singola e la preghiera comunitaria, la Messa, la lettura di un passo della Bibbia, sono momenti forti e fortificanti di un rapporto con Dio, che produce veramente degli effetti, se…             

«Se queste cose si fondono, cioè se la preghiera comunitaria, importantissima, dà poi spazio anche a una preghiera personale, che può essere, per esempio, l’invocazione del nome di Gesù, la lectio divina, il rosario, la meditazione, l’adorazione, il silenzio di ascolto con il Signore. Direi, dunque, che le due preghiere, quella comunitaria e quella personale, non solo non sono in antagonismo, ma sono veramente i due aspetti necessari per una vita di preghiera, che diventa una risposta di vita concreta di amore».

Spiritualità

archivio notizie

13/04/2017

Valeria, una storia di risurrezione

La storia di una detenuta al carcere delle Vallette di Torino: "una rinascita vera dietro le sbarre, come un nuovo parto"

16/03/2017

Sermig, la fraternità della speranza

L'Arsenale della Pace fondato da Ernesto Olivero: un "monastero metropolitano" aperto a tutti i bisognosi 

03/03/2017

Monte dei Cappuccini, un miracolo di carità

Il Convento di Santa Maria, sopra la Gran Madre a Torino: un aiuto concreto a chi è in cerca di speranza 

23/02/2017

Voci e La Parola una nuova rubrica. "Misericordia" un percorso biblico

I due brani: “Misericordia voglio e non sacrificio” (Os 6,6; Mt 9,13)