Francesco in Ecuador, come un padre

Mons. Celmo Lazzari, Vescovo del Vicariato apostolico di Sucumbìos e responsabile della Conferenza episcopale dell'Ecuador per la Vita consacrata, ha accolto il Papa l'8 luglio nel santuario mariano «El Quinche» - Lo abbiamo raggiunto e intervistato all'indomani dell'incontro: la Chiesa amazzonica attende con speranza l'Anno della Misericordia

 Francesco in Ecuador, come un padre

Mons. Lazzari lei ha presentato a papa Francesco la realtà dei religiosi in  Ecuador. Lei è un Vescovo religioso, giuseppino del Murialdo, uno dei santi sociali torinesi che ha speso la sua vita per la promozione giovani più poveri. Cosa significa nella realtà in cui lei è pastore essere un Vescovo giuseppino?

Quando papa Francesco mi ha chiesto - dopo aver vissuto tre anni molto belli nella Missione Giuseppina nel Vicariato Apostolico del Napo - di passare al Vicariato Apostolico di Sucumbíos, una Chiesa in conflitto, dove il mio predecessore e confratello mons. Paolo Mietto aveva versato non poche lacrime nei due anni come Amministratore apostolico, ho intuito che era il mio turno di vivere il carisma giuseppino dell’ amore misericordioso di Dio. L’anno della Misericordia annunciato dal Papa ci è veramente necessario perché solo un sincero perdono sarà capace di sanare le ferite ancora aperte e ricostruire l’unità in questo spicchio di Chiesa ecuatoriana. Allo stesso tempo, la gran quantità di giovani, sia in questo Vicariato come in tutta l’Amazzonia, mi obbliga a vivere il carisma apostolico giuseppino dell’attenzione a alla gioventù. La situazione dei giovani del mio Vicariato non è di estrema povertà anche se le opportunità sono scarsissime: basta dire che nel capoluogo della nostra provincia, Nueva Loja, 70 mila abitanti a cinque ore di auto dalla capitale, non c’è una Università statale. I pochi giovani che vogliono studiare o si iscrivono alle Università a distanza, seguendo i corsi via internet o si devono trasferire in altre città, con  costi insostenibili per le loro famiglie. Anche l’offerta di lavoro è molto limitata nei settori del commercio, negli uffici pubblici e nelle  compagnie di estrazione del petrolio. In attesa di un lavoro che non trovano, molti giovani sono vittime del traffico di droga o della guerriglia.Con molto  sacrificio alcuni rimangono qui e lavorano i campi anche se il clima amazzonico è poco adatto alla coltivazione agricola.

Nella sua recente visita a Torino papa Francesco, nel Bicentenario della nascita di don Bosco, ha invitato la nostra diocesi a riscoprire il messaggio dei santi sociali di stare accanto a giovani, soprattutto quelli più in difficoltà. La povertà dei giovani occidentali, oltre alla mancanza di lavoro, è soprattutto la mancanza di senso. Com’è la situazione giovanile in Ecuador e cosa vi ha detto il papa a questo riguardo?

Dal suo arrivo in Ecuador alla  partenza per la Bolivia  il papa ci ha chiesto insistentemente che ci sia spazio per tutti, che nessuno sia escluso per qualsiasi motivo. In modo speciale ci ha chiesto di prestare attenzione alle categorie più vulnerabili della società: bambini,  giovani e anziani. I giovani ed i bambini perché sono la speranza del nostro futuro  e perché sono veramente esposti a tanti pericoli:  dalla droga alla dipendenza dalle nuove tecnologie, dalle difficoltà a formarsi ed a trovare un lavoro, alla mancanza di senso per continuare a vivere…E gli anziani perché sono depositari dell’esperienza, la storia delle nostre famiglie, della nostra società. E tutto questo nel contesto della famiglia che dovrebbe essere il modello per le istituzioni dove tutti trovano il loro spazio e nessuno è escluso.

Cosa è  significato per la vostra Chiesa la Visita apostolica di Francesco, un Papa che come voi è latinoamericano ma per via delle sue origini conosce molto bene la santità dei santi sociali torinesi?

Parlando nostra lingua, conoscendo profondamente la storia dell’ America Latina e soprattutto la situazione sociale dei popoli che vivono in ogni nazione, credo che sia stato più facile per Francesco sintonizzarsi con le sofferenze del popolo ecuadoriano ed anche con le sue aspirazione e speranze. Nel discorso pronunciato all’aeroporto di Quito, il nostro Presidente Rafael Correa ha ricordato al Papa non solo la situazione di ingiustizia che vivono tutte le nazioni dell’America Latina, non ultimo  l’Ecuador, ma ha anche citato i documenti del Celam (la Conferenza episcopale latino americana)  e i tanti  pronunciamenti del Papa in relazione alle sofferenze dei nostri popoli. Ed il Papa si è rallegrato con il Presidente per quanto si sta facendo in Ecuador che «si è posto in piedi con dignità» e ha auspicato di rafforzare e continuare il lavoro perchè nessuno sia escluso dallo sviluppo. Il Papa poi non ci lascia dubbi quando ci invita come Chiesa ad annunziare il Vangelo con gioia. È il tesoro più grande che possiamo e dobbiamo condividere con tutte le persone.

Nel Vicariato de Sucumbíos una  frase che ripetiamo all’infinito è «Qui si cammina con i due piedi, quello della evangelizzazione e quello del lavoro sociale». Io  insisto sempre che sia il Vangelo meditato e vissuto a muoverci nel lavoro sociale e che sia espressione della carità cristiana perché sono tante le persone emarginate o in procinto di esserlo.

Il suo vicariato è nella foresta amazzonica, in una zona dove le popolazioni indigene vivono la realtà dello sfruttamento delle multinazionali occidentali che stanno stravolgendo l’equilibrio del territorio. Qual è stato il messaggio del Papa per le vostre popolazioni?

La storia di Lago Agrio (che ha preso il nome dal primo pozzo di petrolio) si confonde con la storia delle compagnie americane di estrazione. E certamente non è una storia di amore per la natura e di rispetto della bellezza e dell’esuberanza della biodiversità della Amazonia. Quando il Papa ci chiede di aver cura dei deboli (anziani, bambini, giovani) ci chiede di aver cura della natura seguendo il modello di Francesco di Assisi; ci invita ad appoggiare la Repan (la Rete ecclesiale panamazzonica), nata nel settembre 2014 a Brasilia in occasione di un incontro fra Vescovi che includono nel loro territorio le regioni amazzoniche. E soprattutto ora  con l’ Enciclica «Laudato sì», abbiamo molto chiaro l’appello  del Papa per la cura della madre terra.  Tanto nel discorso che ha pronunciato in Ecuador agli educatori come ai rappresentanti della società civile ha riportato brani della sua ultima Enciclica  per evidenziare l’importanza dell’Amazzonia per l’equilibrio del pianeta e per chiederci di impegnarsi a proteggere questa ricchezza naturale difficilmente ricuperabile se  viene bruciata e inquinata.

Dopo la visita di papa Francesco e il messaggio di speranza che ha portato alla vostra Chiesa  come lavorerete per fare in modo che le sue parole si incarnino nelle realtà della gente?

Grazie a Dio c’è una gran sintonia nel popolo del nostro Vicariato con la persona ed gli scritti del Santo Padre. La visita di Francesco è stata molto desiderata ed è stata vissuta con molta gioia e fede. È troppo presto per evidenziare frutti, però sono sicuro che la capacità che ha il Papa  di creare intorno a sè un clima di gioia, di pace e di unità ci aiuterà a superare la divisione che ancora persiste nella Chiesa di Sucumbìos. Io attendo con molta speranza l’Anno della Misericordia perchè solo un vero e profondo perdono sarà capace di curare le ferite che ancora fanno soffrire tante persone, sofferenze che sono anche le mie di Pastore di questa chiesa.A tutti colori che credono nella forza dello Spirito Santo per formare la vera famiglia dei  Figli di Dio, chiedo una speciale preghiera. Il mio motto episcopale è: «Uniti in Cristo perchè il mondo creda». Aiutatemi a unire questo gregge affidatomi da Dio.

a cura di Marina LOMUNNO

Pubblico dominio

Attualità

archivio notizie

16/02/2018

La biblioteca personale di Carlo Donat-Cattin

La riunificazione di migliaia di volumi per continuare a studiare, vita, pensiero e azione politica del leader democratico cristiano in vista del centenario della nascita

16/02/2018

Meditazione sul Crocifisso

La riflessione dello psichiatra e psicoterapeuta per il Venerdì Santo 2016. Perchè interrogarsi fino in fondo

16/02/2018

Chiesa e mass media, un'alleanza necessaria

Parte il Master di Giornalismo voluto da mons. Nosiglia per operatori pastorali e della comunicazione 

16/02/2018

Milioni di volti

Negli sguardi dei più disperati e poveri l'amore di Gesù Cristo