E' bello fare gli italiani all'estero

Avere il coraggio di partire verso paesi sconosciuti per conoscere nuove lingue e culture è tutt'oggi un requisito fondamentale nella formazione personale di ogni studente.

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E' bello fare gli italiani all'estero

Nonostante la scuola sia per quest’anno terminata e la maggior parte degli studenti  pensi ormai solo più alle vacanze, torniamo a parlare di questo argomento tanto ostico quanto attuale: studiare all’estero. Ormai è noto che nel nostro mondo sempre più multietnico e globalizzato sia richiesta come requisito indispensabile la conoscenza di almeno due lingue straniere. Ma perché andare a studiare in un altro paese? Statistiche e ricerche hanno recentemente individuato gli enormi vantaggi che questa scelta può portare. Per prima cosa gli studenti che arrivano da esperienze del genere possono offrire nel loro curriculum qualcosa in più di tutti gli altri, essi presentano una mentalità più aperta al cambiamento, all’adattamento in posti che non si conoscono o semplicemente a situazioni  nuove, oltre ovviamente alla tanto ricercata “fluency”. 

In un periodo in cui le assunzioni sono molto limitate certo ciò che fa la differenza sono i piccoli dettagli . Un’indagine di Intercultura mostra  come, in questa maturità 2015, su 251 studenti che avevano vissuto esperienze scolastiche all’estero la metà si sia poi diplomata con voti eccellenti, mai inferiori al 91!  Secondo una ricerca condotta da Ialca l’Italia risulterebbe ai primi posti in Europa per offrire alcune tra le principali scuole di lingua; tuttavia lo studiare nel proprio paese limita il concetto al semplice insegnamento di grammatica e vocaboli fini a se stessi, questo dovrebbe essere solo un piccolo sebbene necessario passo prima della partenza. È il vivere la vita a 360 gradi immersi in una cultura diversa, in usi e costumi sconosciuti che trasmette quel qualcosa in più che nessuna scuola vicino casa potrà mai dare.

Negli ultimi tre anni si è registrato un aumento del 30% degli studenti italiani che si spostano all’estero per perfezionare le lingue. Si pensi che solo nel 2013 si sono mossi in più di 150 mila! L’accorato appello allora è verso i giovani, di non lasciarsi sfuggire l’occasione di fare lo straniero in terra straniera, chissà che si capirà anche meglio la questione dell’accoglienza dei migranti se lo si è stati in prima persona.

Fonte: Ansa
Sir
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Giovani

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