Czestochowa 1991: Torinesi alle Gmg, 25 anni fa come a Cracovia 2016

Sono passati 25 anni dalla storica Gmg con Giovanni Paolo II nella sua Polonia: un milione di giovani, tra cui 500 ragazzi dalla diocesi di Torino, si incontrarono per la prima nell'Europa dell'Est all'indomani della caduta del muro di Berlino - Anche allora i torinesi guidati dal card. Giovani Saldarini portarono come modello di santità Pier Giorgio Frassati 

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Czestochowa 1991: Torinesi alle Gmg, 25 anni fa come a Cracovia 2016

Nell’agosto 1991 i 30 mila giovani italiani che parteciparono alla VI Giornata mondiale della gioventù a Czestochowa terminarono il pellegrinaggio proprio a Cracovia dove quest’anno ha inizio la XXXI Gmg. Memorabile fu, al termine delle Giornate, il 16 agosto, la Via Crucis delle migliaia di giovani italiani al vicino campo di concentramento di Auschwitz, guidata dall’allora segretario generale della Cei, mons. Dionigi Tettamanzi. Il cammino verso il campo di sterminio e le Giornate si conclusero poi con una Messa solenne davanti alla cattedrale di Cracovia, presieduta dal card.Camillo Ruini. Tra i concelebranti c’era Giovanni Saldarini allora Arcivescovo di Torino appena eletto cardinale.

Gli oltre 500 giovani della diocesi di Torino che parteciparono al pellegrinaggio, promosso dall’Ufficio di pastorale giovanile diretto da don Giovanni Villata, furono protagonisti nell’organizzazione delle giornate: anche allora la figura di Pier Giorgio Frassati fu presa come modello spirituale per tutti i giovani arrivati a Czestocowa: nella città polacca fu allestita una mostra sul beato, al milione di giovani fu distribuito, a cura dell’Azione Cattolica, un depliant informativo in varie linque sulla sua vita. E un arazzo gigante con il bel sorriso di Pier Giorgio accoglieva i ragazzi all’inizio del vialone che conduceva alla spianata di Jasna Gora, il santuario della Madonna Nera dove si celebrarono la veglia e la Messa con con Giovanni Paolo II, il 14-15 agosto.

Ad un gruppo di giovani scout torinesi, incaricati dall’Ufficio nazionale della Cei, toccò l’animazione  liturgica delle catechesi, delle Messe e degli incontri di preghiera in lingua italiana guidate dai cardinali Ruini, De Giorgi e Saldarini. Inoltre i giovani della nostra diocesi e i loro sacerdoti, guidati da don Giuseppe Anfossi, allora delegato arcive­scovile per la pastorale giova­nile, prima di giungere a Czestochowa fecero un pellegrinaggio di avvicinamento alla Polonia alla scoperta dell’Europa che in quei mesi si stava riunificando: da Torino a Vienna passando per Praga e Varsavia.

Da allora sono passati 25 anni e tante cose sono cambiate forse troppo in fretta, e non solo perché chi scrive e i suoi coetanei, allora «papa boys», oggi  sono padri e madri di «papa boys»… I giovani che nel 1991 furono convocati a Czestochowa da Giovanni Paolo II furono invitati dal quel papa che inventò le Gmg ad andare al santuario della Madonna Nera accompagnati dal «soffio dello spirito per far ritornare l’Europa a respirare con due polmoni».  

E fu così che ci mettemmo in cammino verso la Polonia, dopo che il card. Saldarini ci diede in Cattedrale la benedizione del  pellegrino: lungo la strada incontrammo le «trabant», l’auto simbolo dell’Europa dell’Est zeppe di giovani della Ddr che per la prima volta varcavano il confine del loro paese; a Berlino arrivammo mentre si stava smantellando il «Checkpoint Charlie», il posto di blocco posto nel 1961 sul confine nel muro orami caduto. E poi, alle porte di Czestochowa, l’incontro con giovani russi: l’organizzazione della Gmg ne aspettava 30 mila ma ne arrivarono 100 mila solo con una coperta e pochi rubli in tasca ma con la voglia di capire cosa significava essere europei…

E poi il nostro stupore di europei occidentali nel vedere i giovani polacchi in ginocchio a pregare per ore nella spianata di Jasna Gora, in silenzio, in attesa del «loro» papa; o l’abbraccio fra Karol Wojtyla e frère Roger di Taizé, anche lui alla Gmg: l’incontro tra due uomini che hanno contribuito alla costruzione dell’Europa dei popoli…

Immagini che dopo un quarto di secolo rimangono indelebili e che in qualche modo sono passate alla storia. Quella generazione di giovani europei con Giovanni Paolo II  ha riannodato  i fili interrotti dai muri e dalla guerra fredda, le Gmg hanno contribuito all’incontro tra i giovani che significa scambio di cultura e  spiritualità, il riconoscere le proprie comuni radici cristiane.

Oggi il respiro dell’Europa a due polmoni è affannato, qualcuno minaccia di alzare nuovi muri, il terrorismo cerca di frenare l’incontro tra le genti. Eppure i giovani «nativi digitali», così diversi dai loro genitori, tornano sulle orme dei loro padri e delle loro madri: ancora una volta in Polonia convocati da un altro Papa venuto da lontano, per dare ossigeno ad un continente che ha urgente bisogno di guardare al futuro. Senza dimenticare le proprie origini.    

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