Orgoglio torinese meritato e ora costruire il futuro

2016 a Torino, la belleville scelta dal New York Times

Parole chiave: Torino (731), città (139), olimpiadi (9), futuro (36), mondo (65)
Orgoglio torinese meritato e ora costruire il futuro

 

Signora della notte e dei misteri, dall'eleganza non ostentata e dalla personalità criptica, Torino è “uno, nessuno, centomila” e,forse, proprio per questa sua anima da amante dei mille volti, è stata scelta, nella classifica stilata dal New York Times,  tra le 52 città al mondo da visitare nel 2016 .

Di lei si è scritto e parlato tanto: salotto ai piedi delle Alpi, stemma dell'antica identità aristocratica, prima capitale del Belpaese, poi laboratorio del cinema e della moda, metropoli industriale e icona del magico, con un tocco di underground.

La domanda sorge spontanea: perchè Torino e non l'immaginaria Venezia, la Roma imperiale o la Firenze dai secolari affreschi?

Ci sono città,infatti, di cui è immediato svelare l'incanto. Sono le “magnifiche” per antonomasia, le “ supreme”, coloro alle quelle nessuno mai sottrarrà la corona della più bella del reame. Ebbene Torino non fa parte di questa cerchia di elette e,se a spingervi verso le sue “terre” è la ricerca della prima donna, ne resterete delusi. Torino è per amanti del “bello”nel vero senso della parola, per collezionisti di opere d'arte dalla fama incerta, per antiquari che fiutano le più pregevoli tele laddove altri non ne riconoscono l'essenza. In questo senso, il vecchio salotto torinese, è un amante con la “A” maiuscola,  un seduttore di cuori e anime che si svela solo a chi sa leggere tra le righe. A chi sa cogliere anche i  dettagli e, così facendo, compone un puzzle che sprigiona un fascino lunare dal quale è impossibile non restare imprigionati.

E così, giungere nell'ampia Piazza Vittorio Veneto, camminando sotto i suoi seicenteschi portici, da Via Roma, passando per Piazza S.Carlo, Piazza Castello e  Via Po,  equivale a sfogliare le pagine di un pezzo della sua storia. Coperti dalle volte, tra uno sguardo rubato ai palazzi storici, alle librerie d'altri tempi e ai nuovi negozi di moda, è d'obbligo  una sosta nell'ottocentesco caffè di Piazza Castello Baratti&Milano. Qui il tempo pare essersi fermato e, mentre il palato si delizia, lo sguardo può cogliere aspetti insoliti dei vecchi e nuovi torinesi.  Un breve ristoro segna l'avvio di un'avventura museale che ha indubbiamente la sua casella di partenza nella pedonale Via Accademia delle Scienze, davanti al Museo Egizio,  secondo  museo al mondo dopo Il Cairo, rinnovato interamente nel 2015.  L'allestimento recente del Polo Reale permette invece di passare dalle aristocratiche sale sfarzose dei Savoia alle loro collezioni d'arte , all'Armeria e alla Biblioteca Reale. Ma Torino non è solo egittologia e regalità,è una porta aperta verso il mondo dei sogni ai quali dare ampio spazio all'interno della Mole Antonelliana,  monumento simbolo di Torino con i suoi 167 metri di altezza, dove uno scenografico  Museo del Cinema conduce per mano 'lo spettatore' dall'antropologia della settima arte fino all'esposizione dei capolavori di tutti i tempi, passando per i più evocativi allestimenti. All'interno caleidoscopico del Museo del Cinema un ascensore a vetri conduce fin sulla cima della Mole da cui spiccano una miscellanea di tetti rossi e tinte ocra delle case, incastonate in un fondale alpino.

Come diceva il grande esploratore francese Théodore Monod per 'viaggiare' occorre aver un buon paio di gambe, affinare i cinque sensi e saper essere generosi di racconti al ritorno. Torino va vissuta così: fiutando ovunque per conoscerne la vera essenza. Letterati e non, apprezzeranno una passeggiata lungo il fiume Po, che con la sua natura malinconica e i suoi colori stemperati, ispira storie leggendarie alla Emilio Salgari, inventore torinese dell'esotico Sandokan.

Torino è anche industria e di questa sua essenza  rimane traccia nel Museo dell'Automobile e nell'antico stabilimento del Lingotto, trasformatosi in centro commerciale e luogo di mostre permanenti, nonché di fiere di importanza mondiale come quella del Libro o di Terra Madre che raccoglie ogni due anni contadini e produttori alimentari di tutto il mondo, organizzata dal movimento gastro-filosofico di slow-food.

Mutevole e camaleontica, nella roccaforte un tempo regale, oggi sono gli stessi abitanti torinesi a cambiarne l'aspetto. Un crocevia di culture, lingue, tradizioni e sapori differenti si incontrano nel più grande mercato all'aperto d'Europa: Porta Palazzo. Qui, accenti piemontesi e siciliani, si confondono ai dialetti arabi e dell'est Europa in un suk quantomai vitale.

Lo specchio serale di Porta Palazzo è la zona S. Salvario, a ridosso del centro e del Parco del Valentino che, con il suo humus bohemien ed etnico,  ha conquistato una popolazione radical chic e favorito l'apertura di una varietà di locali notturni dove caffè travestiti da libreria e bistrot parigini si sposano con l'avanguardia e promettono piaceri enologici e intellettuali.

Una Torino dalle ambientazioni distopiche e post moderne  alla 'Metropolis' di Fritz Lang, è possibile ritrovarla presso i vecchi magazzini 'Docks Dora'. Proprio questi ultimi, a cavallo  tra i due secoli, furono un  punto di riferimento per la cultura underground e postindustriale torinese. Ancora oggi vi trovano casa gallerie d’arte contemporanee, circoli privati, studi di artisti e,soprattutto, club notturni particolarmente cari alla scena musicale locale.

Qualche fermata di tram e si è nuovamente in centro.  In una sorta di vertigine spazio temporale si può passare dalle atmosfere pre fantascientifiche dei Docks Dora a sorseggiare lo storico Bicerin, bevanda torinese a base di caffè, panna e cioccolato,servita fin dal Settecento nell'omonimo locale

in Piazza della Consolata. Qui tutto ha ancora quel vago sapore a metà tra l'intimista e il crepuscolare, un profumo antico che rimase storico nei versi del poeta torinese Guido Gozzano.

 

 «...Vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…»

 

E se, per Gozzano, l'ora vera di Torino è la sera, per gli amanti del mistero è solo la notte più buia a raccontare la vera anima della città: un'enclave gotica dal volto barocco.
Set cinematografico noir, da Cabiria – di Giovanni Pastrone -  alla Donna della Domenica – di Luigi Comencini e a Profondo rosso di Dario Argento, Torino si fa leggenda oscura e in una mappa che si snoda  tra magia bianca e nera attraversa la città da Piazza Statuto, alla Fontana delle quattro stagioni, al Palazzo del Diavolo in Via Alfieri e alla Chiesa della Gran Madre, per farne la regina del brivido e delle arti occulte. Niente paura, fuori dalle sue immaginarie mura il sole splende nell'ineffabile Piemonte che, tra lo sfarzo della Reggia di Venaria e le nostalgiche colline delle Langhe, promette una grammatica del gusto a base di vini rossi e piatti che sposano le tradizioni della terra in una varietà di ricette dal doppio piacere: quello della ricca corte savoiarda e quello puramente contadino.

Sono passati dieci anni dalle olimpiadi invernali del 2006 e Torino ha cambiato pelle. Non più grigia ma ocra, non più operaia ma intellettuale, non più laboratorio sotterraneo ma mistero a cielo aperto. Finalmente Torino svela il suo mondo dietro le quinte. E, finalmente, il mondo la vede. Insolitamente bella!

 

 

 

 

 

 

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