Migranti e volontarie

Una sessantina di donne immigrate, grazie ad un progetto dell'Associazione Diva (Donne Italiane Volontarie Associate) hanno partecipato per un anno ad un cammino di formazione al volontariato, perchè nonostante le fatiche e le difficoltà tutte avevano il desiderio di sentirsi utili.

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Migranti e volontarie

«Ci sono molte cose che mi hanno colpito di queste persone provenienti dal Sud America e con cui abbiamo iniziato questo progetto - racconta suor Licia Curzi, organizzatrice di ‘Donne dal mondo’, un’iniziativa nata e concepita all’interno dell’Associazione Diva (Donne Italiane Volontarie Associate)  -  Una di queste è che, di fronte alla richiesta di quale fosse il loro sogno nel cassetto, la risposta era sempre la stessa da parte di tutte: ‘Aiutare gli altri’».

Da questa voglia di sentirsi utili nei confronti del prossimo, riscoprendo anche se stesse e le proprie potenzialità è partito «Donne dal Mondo», un progetto di formazione al volontariato che è cominciato all’inizio di quest’anno, coinvolgendo circa una sessantina di persone (per la maggior parte donne) e che si è concluso a metà giugno con la consegna ufficiale degli attestati di frequenza presso la sede dell’associazione  Vol-To in via Giolitti alla presenza, tra gli altri, del suo presidente Silvio Magliano. Con questa iniziativa, Diva ha voluto principalmente cercare di orientare e formare il suo gruppo al volontariato, favorendo soluzioni in grado anche di prevenire le condizioni di disagio delle donne e promuovendo azioni di supporto a situazioni problematiche.

«Sono donne di una forza e di una positività sorprendente - ha spiegato suor Licia - che hanno dato tanto e da cui abbiamo molto da imparare. È importante che vengano valorizzate e che non dimentichino mai tutto ciò che hanno fatto e che ancora possono fare, ma devono essere incoraggiate perché non sempre si rendono conto di quanto grande sia il loro valore e vivono in uno stato di continua fragilità».

Queste insicurezze sono dovute ad una sorta di senso di inferiorità che le ha portate spesso a sentirsi considerate come cittadine di serie B, pur avendo alle spalle un background di tutto rispetto, frutto spesso di tanto studio ed impegno. I corsi proposti (due pomeriggi a settimana per sei mesi), intendevano anche offrire conoscenze e competenze necessarie per porsi accanto agli altri e per riconoscere le proprie possibilità dal punto dal vista culturale e della collaborazione; il tutto associato ad un costante supporto psicologico che potesse essere d’aiuto nel combattere la depressione e lo scoraggiamento nei momenti più difficili. Gli obiettivi prefissati erano numerosi e tra questi c’era sicuramente la formazione ad una cittadinanza attiva, il far emergere nelle aspiranti volontarie le potenzialità indispensabili nell’ambito specifico del volontariato di promozione sociale e il sostegno concreto per l’acquisizione di una maggiore autonomia e serenità.

Le partecipanti che con grande entusiasmo avevano iniziato questo corso con il comune desiderio di aiutare il prossimo, hanno concluso l’esperienza con un altro obiettivo ancora più importante che consiste nella realizzazione di una vera e propria impresa di volontariato specializzata nei servizi integrati alla persona e che possa aiutare altre persone in difficoltà.

«Le idee non mancano e sono tante -  ha concluso suor Licia che continuerà a sostenere le ‘sue ragazze’ anche in questa nuova scommessa -  è stato già delineato il progetto, ma c’ è bisogno di una grande concretezza. Proprio per questo esorto sempre il mio gruppo a non perdere tempo e a darsi da fare». Non a caso nella scaletta organizzativa che le «Donne dal Mondo» hanno buttato giù, mettendo per iscritto gli obiettivi dell’impresa, viene anche riportata una frase che molto bene rappresenta la loro determinazione e le loro ambizioni: «Più fatti e meno parole».

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